Stefania Batzella lascia il gruppo consigliare del Movimento 5 Stelle in Consiglio Regionale del Piemonte Le dimissioni motivate: "Da tempo non ci sono più le condizioni per lavorare nel Gruppo del M5S, né politiche né personali"

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TORINO – Era una decisione quella di Stefania Batzella, di cui si “spifferava” da tempo nei corridoi di Palazzo Lascaris, ma anche nel mondo della politica valsusina e nei corridoi oscuri del web e delle chat chiuse delle diverse cerchie del M5S. Oggi la consigliera segusina, ha ufficializzato la sua decisione. E le motivazioni sono pesanti, nei confronti del “gruppo” dirigente del suo fu partito/movimento, che inizia a sembrare sempre di più a Kronos che si mangia i propri figli… Era già successo con Fabrizio Biolé nella scorsa legislatura e a Vittorio Bertola in Comune a Torino.

Ma stavolta la combattiva Batzella, laureata in Ostetricia presso la facoltà di Medicina dell’Università di Cagliari e in organico presso l’ASLTO3 all’Ospedale di Susa – eletta nel 2014  in Consiglio regionale nella quota proporzionale nella circoscrizione di Torino con 1.298 voti di preferenza – non ha atteso di farsi ostracizzare e se ne va sbattendo sonoramente la porta, non senza motivare con serietà la sua scelta.

“È una decisione sofferta ma obbligata quella di lasciare il gruppo del Movimento 5 Stelle ma, ad oggi, non ci sono più le condizioni perché io rimanga. La solidarietà, il sostegno e la collaborazione che dovrebbero tenere legate delle persone all’interno di un gruppo consiliare sono venute meno già da diverso tempo, soprattutto da parte di alcuni colleghi. Ho principi e valori ben saldi, ho sempre lottato, per sensibilità personale e per appartenenza professionale, per le pari opportunità e contro le discriminazioni e per queste ragioni è diventato impossibile restare all’interno di un gruppo nel quale io per prima mi sento discriminata e lesa nella dignità.

Atteggiamenti subdoli mi impediscono di svolgere in maniera adeguata il ruolo per il quale sono stata eletta e di occuparmi in maniera incondizionata di alcune problematiche rispetto alle quali ho precise deleghe ed obiettivi. Non intendo più sottostare a dinamiche che non condivido né come rappresentante di un’istituzione né tantomeno come individuo.

Ultimo in ordine cronologico il caso ” baby pit stop” sui fasciatoi rispetto al quale la collega Francesca Frediani ha rilasciato, nei giorni scorsi, dichiarazioni di cui non sono stata minimamente informata e che ho appreso solo successivamente da comunicazioni inviate ai mezzi stampa. Si tratta di un progetto che mi ha vista coinvolta in prima persona come Presidente della Consulta Elette e che ho portato avanti in modo trasversale coinvolgendo anche altre forze politiche poiché al centro c’era e c’è la famigliaNon è la prima volta che, non vengono rispettate le mie deleghe e competenze all’interno del gruppo, ignorando o non riconoscendo il lavoro svolto. 

Lo slogan “uno vale uno”, tra i principi fondanti del Movimento 5 Stelle, sembra invece non trovare applicazione all’interno del gruppo, dove le gerarchie prevalgono sugli spazi, sul bene comune e sui meriti.   

Intendo continuare a lavorare e a portare avanti, con tenacia e coerenza, le istanze della gente comune, così come richiesto dal ruolo che ricopro, dedicando particolare attenzione ai temi legati alla sanità, alle pari opportunità, alle politiche sociali e ai diritti civili. Non sono cambiata, ero e resto una donna libera. Sosterrò, senza alcun preconcetto ideologico, ogni tipo di battaglia politica che metta al centro la persona, cosi come mi opporrò a quei provvedimenti che non siano in linea con i miei principi e i miei valori”.

La Batzella negli ultimi tempi era anche stata spesso assente dal Consiglio Regionale, congedi chiesti e motivati seriamente per motivi familiari,  noti a chi vive a Susa come lei, dove comunque aldilà delle sua posizioni Notav, si è sempre fatta apprezzare anche da chi è non schierato con il fronte antitreno,  sia per il suo lavoro in Ospedale, sia poi per il suo impegno da politico nel difendere la struttura di ostetricia, reparto oggi chiuso, am non solo. Un consigliere regionale aperto al territorio ed al dialogo con le altre forze politiche, quando i temi potevano essere trasversali e riguardavano in particolare i diritti delle donne, l’infanzia e la sanità.  Atteggiamenti che non le sono stati perdonati dalle gerarchie “ortodosse” del Movimento.

Persino il suo rientro in aula salutato da abbracci affettuosi di altro consiglieri di centro sinistra e centrodestra, che peraltro conoscevano le motivazioni familiari dei congedi, sono stati oggetto di osservazioni e battute per nulla simpatiche da parte dei suoi ex colleghi di gruppo.

Batzella ha già anche detto che continuerà a devolvere una parta dello stipendio da consigliere su progetti però solidali e di beneficenza che sceglierà personalmente. Agli amici più intimi preannunciando la sua decisione di lasciare i Grillini ha confidato “Sia io che mio marito abbiamo un lavoro fisso, oggi ho 45 anni e non faccio politica per denaro e tornerò a lavorare quando finirà il mio mandato in Regione, come ho sempre fatto”.

 Un’altra anomalia nella carriera prefissata di staffisti, consiglieri e parlamentari pentastellati, tutta decisa secondo rigidi protocolli di osservanza interna.