Strade di alta quota, forti e opere militari fanno della Valle di Susa un luogo unico in Europa: un patrimonio da conservare per fare turismo Al Convegno del Deveys tutti d'accordo per un piano d'azione del territorio. Recuperare la galleria del Pramand la priorità

Un momento del Convegno (Foto Claudio Allais)Un momento del Convegno (Foto Claudio Allais)

SALBERTRAND – E’ davvero difficile sintetizzare quanto detto in relazioni tutte interessantissime e puntuali ieri al Deveys nell’ambito del Convegno tecnico organizzato dall’Associazione L’ombelico di Valsusa, cui va dato assoluto merito di aver rimesso insieme, come non accadeva da tempo, così tanti soggetti qualificati a ragionare su quella che Piergiorgio Corino, storico, animatore di ASSAM e del Forte Bramafan, ha giustamente definito: “una rete di fortificazioni, opere militari, mulattiere, strade di alta quota, che non ha paragoni in area alpina, dovuta alla strategica posizione della Valle. Opere che vanno dalla Strada dei Cannoni – la più antica strada militare d’Europa realizzata nel 1592 tra Susa ed Exilles – sino alle opere del Vallo Alpino. Un patrimonio abbandonato dallo Stato, ma spesso depredato proprio dai locali, che però ancora può essere uno straordinario motore turistico per la nostra montagna se oggetto di un piano complessivo territoriale di valorizzazione e conservazione.”

Mancano le risorse,  questo è un problema arcinoto ormai, ma non sono solo quelle un handicap strutturale. E’ stato chiarissimo Riccardo Joannas, Sindaco di Salbertrand: “Nessun territorio deve essere isolato, ma deve essere parte vitale di un insieme. Non è possibile che ognuno va da avanti da sé. E’ evidente che, in base al funzionamento o meno di questa rete viaria, la nostra montagna è o non è fruibile, sia per le attività turistiche sia per attività silvo-pastorali, di protezione civile, ecc. E’ necessario sta rete viaria sia efficiente ed il più possibile sicura. Ma siamo in montagna e non si possono applicare i concetti che vengono applicati a una strada urbana.  Serve una manutenzione regolare annuale ed adeguata, che non può essere lasciata ai soli comuni di competenza territoriale, ma con l’intervento di più enti coordinati e con un piano operativo condiviso. Turisti e visitatori della montagna, vale a dire quelli che arrivano e se vanno in giornata, devono dare il loro contributo economico per sostenere i servizi offerti. Va introdotto un modello di pagamento!” 

Joannas ha anche introdotto il tema scottante della galleria del Pramand, chiusa per motivi di sicurezza, fatto che costituisce un grave danno perché interrompe la continuità della fruizione di ogni modalità sul versante Seguret/Jafferau, con grave danno all’economia locale. “Oggi abbiamo pronto un progetto di recupero e riduzione del rischio idrogeologico della strada del Pramand, del paravalanghe del Rio Chantelaube e della galleria Seguret redatto dal Consorzio Forestale Alta Valle Susa con la collaborazione del Politecnico di Torino. Il problema più rilevante è il costo dell’intervento che si aggira sui 400.000 euro. Ora si cercano tutte le  possibilità di far finanziare il progetto, ma si ritiene che sia necessario il concorso di più enti ed associazioni per avere un sostegno economico sicuro ed idoneo ad eseguire le opere previste dal progetto stesso.”

Perché l’altro problema delle strade è la proprietà: un sistema complesso di titolarità e responsabilità conseguenti: che va ancora dallo stesso Demanio Militare, come per la Galleria dei Saraceni stessa, a Comuni, Città Metropolitana (Assietta), consorzi privati (Sommeiller), rendendo difficile una concertazione e una azione comune. Alberto Dotta direttore del Consorzio Forestale ha valutato questa rete in Alta Valle essere pari  o superiore “Alla distanza Torino-Madrid. Una rete viabile di 980 Kilometri, suddivisi in 537 tracciati, con una densità viabile riferita all’intero territorio di circa 16 m/ha. Se si analizza la distribuzione delle strade  – ha spiegato Dotta – distinguendo quelle con funzioni di collegamento dette “ad uso multiplo”, e assimilabili in prima approssimazione alla viabilità pubblica, da quelle al servizio principale dei beni pastorali o boschivi dette “silvopastorali”, si può osservare come la rete stradale nell’area in esame sia costituita nel suo complesso per il 39% da viabilità pubblica con funzioni multiple, per il 32.5 % da piste e strade al servizio di boschi ed il 28.5 % al servizio dei pascoli. Ma soprattutto, tutte strade potenzialmente ad uso turistico o legato alla fruizione del territorio.”

Massimo Garavelli, oggi Presidente del Consorzio Forestale, già sindaco di Salbertrand, Assessore di Comunità Montana e Presidente del Parco del Gran Bosco, ha ricordato tutti gli esempi positivi riusciti o tentati in passato per organizzare al meglio la fruizione delle strade, a partire dalla più conosciuta di tutte: la Strada dell’Assietta: “L’impegno dell’allora Provincia di Torino in merito all’attivazione di un contratto di programma inerente la strada dell’Assietta. Gli assessorati provinciali interessati convocarono tutti i Comuni interessati dal percorso, la Comunità Montana e i parchi interessati e venne definito un percorso di impegni e di omogeneizzazione che oltre ad attivare qualche risorsa stabilisse delle regole chiare e condivise sulla fruizione canalizzando in giorni e orari differenziati le fasce di utenza fino ad allora in forte contrasto. In pratica in periodi della settimana calendarizzati preventivamente, la strada è fruibile esclusivamente dagli escursionisti a piedi, in altri dal traffico motorizzato oppure in altri in bicicletta, restarono comunque alcuni divieti sulle strade laterali interessanti i parchi e di collegamento alle fortificazioni di epoca triplicista che meriterebbero analoga attenzione per le caratteristiche architettoniche e storiche. Pur nella positività generale non si è mai riuscito ad istituire una forma di pagamento di accesso al traffico motorizzato, che benché contenuta avrebbe rappresentato una sensibilizzazione dell’utenza in merito alla difficoltà di mantenere in costante manutenzione l’infrastruttura e contribuito ad alleviare la cronica carenza di fondi. Questa scelta venne imposta dall’ufficio legale della Provincia con un parere di illegittimità in quanto una ulteriore imposizione avrebbe contrastato con la tassa di circolazione su strade pubbliche. Poiché sono molte le strade pubbliche che invece richiedono giustamente dei pedaggi aggiuntivi per servizi in più che le stesse erogano, ritengo occorra individuare una forma che non sia il solito balzello ma che si giustifichi con la fornitura di servizi aggiuntivi come l’informazione, l’accesso alle fortificazioni, magari messe almeno in grado di offrire un percorso di visita in sicurezza o l’accompagnamento naturalistico visto che si attraversano ben due parchi. Indirettamente si può ipotizzare un minimo di occupazione stagionale locale collegata a queste iniziative oltre ad un altro aspetto che in questa Valle è preso troppo spesso sotto gamba quello dell’enogastronomia in particolare la valorizzazione dei prodotti d’alpeggio.”

L’economia del Turismo motorizzato e la fruizione a pagamento delle strade in quota , sono l’argomento che sta alla base del Progetto ASCOM, “Alps.Moto.Tour”, sostenuto da Camera di Commercio e da Excel, azienda giapponese del settore del Gruppo CLN-Magnetto, ma che è in corso di sviluppo con una concertazione continua con gli Enti Locali, ed ha la regia proprio della Città Metropolitana. Lo ha illustrato in sintesi Patrizia Ferrarini, Presidente di Ascom Susa.

“Per noi il futuro del patrimonio stradale ereditato,  che stiamo valorizzando così come ora è, per sviluppare il progetto di marketing territoriale mototuristico, con la strutturazione con gli operatori economici dell’accoglienza e dei servizi tecnici di assistenza, di un Club di Prodotto specializzato e di qualità,  passa attraverso un sistema pubblico-privato, che preveda il pedaggio tramite una vignette di libera circolazione e una pianificazione e regolamentazione di utilizzo delle strade. Consentendo a ciascuno di avere un proprio spazio. Il pubblico non può fare tutto. Ma certamente un soggetto privato può occuparsi della piccola e continua manutenzione degli itinerari promossi e valorizzati a costi certamente inferiori. Diverso è il caso degli interventi straordinari, quanto indispensabili, quale è il caso della Galleria del Pramand. Senza il quale non c’è più il percorso. Il turismo motorizzato è una fonte di reddito importante, ma può anche sviluppare nuove professioni: se certi percorsi regolamentati al traffico prevedono aperture ordinarie e straordinarie, ma accompagnate, noi pensiamo che si possa arrivare a far riconoscere a livello regionale la figura dell’accompagnatore motor-turistico, per gruppi di motociclisti e 4×4. In Piemonte abbiamo già l’esempio della Limone-Monesi. Seguiamo quella strada, in tutti i sensi.”

La Ferrarini ha poi fornito alcuni numeri economici concreti di quando vale oggi il turismo motorizzato in Valle, che sono i fruitori che da maggio a ottobre avanzato allunga la stagione e l’economia delle strutture ricettive. Non avendo dati specifici  sono stati analizzati i dati dell’Osservatorio Regionale del Turismo nelle Montagne Olimpiche e in Bassa Valle, considerando un triennio. Nei soli mesi di settembre/ottobre nel periodo 2012-2014 sono stati rilevati 6.403 arrivi per un totale di 14.448 presenze di stranieri provenienti dai Paesi di lingua tedesca (D,CH e A )e del Nord Europa (DK,N,S,SF).
Turismo Turino stima i dati carenti del 33% che è il fisiologico (sic!) difetto per mancanza di comunicazione da parte degli operatori all’ATL. Di fattosi tratta quasi nella totalità di motociclisti e appassionati di fuoristrada, al netto di qualche escursionista e qualche passaggio estemporaneo.
Riparametrati i dati portano solo da questi Paesi a 19.216 presenze nel triennio sul bimestre settembre/ottobre. “Calcolando un minimo di spesa di 100 €/giorno arriviamo a circa 2 milioni di € solo per questo periodo di fatturato per le imprese locali – ha concluso la Ferrarini – Il che ci fa stimare – non potendo differenziare a oggi i moto e motor turisti francesi – un fatturato annuo non inferiore a 2  milioni /anno in Valle solo da questa fetta di mercato, senza che venga attualmente alcuna specifica politica di marketing. Cosa che invece ha iniziato a fare il Dipartimento Hautes Alpes dove però hanno solo strade asfaltate, come i nostri Monginevro e Moncenisio, perché anche sui circuiti dei grandi colli alpini (gli stessi dei ciclisti) noi siamo presenti, ma non così caratterizzati.”

Numeri  e tendenza che ha confermato Corrado Capra, tecnico del Mototurismo della Federazione Motociclistica Italiana, che con la sua Associazione “Over2000Riders” da anni organizza a pagamento straordinari viaggi “all inclusive” in moto in alta quota, che vedono partecipanti giunti da tutto il mondo anche in Val di Susa: “L’idea di guidare su una strada sterrata o su di una pista sconosciuta , verso l’ignoto, sicuramente affascina un grande numero di appassionati. La FMI ha istituito nel 2012 la sezione eventi FMI denominati “Mototurismo d’Alta Quota” dal 2015 rinominato Turismo Adventuring (disciplina in grande espansione in questi ultimi anni) con l’obiettivo di sviluppare e valorizzare il turismo motociclistico. Nel primo anno  sono stati organizzati tre eventi sul
territorio piemontese con un notevole successo di partecipanti,  Per il 2016 è stato realizzato un calendario con altri quattro eventi analoghi in altre regioni italiane, organizzati sotto l’egida ed inseriti nel calendario ufficiale della FMI. In collaborazione con il Comune di Sestriere, il Consorzio
Sestriere e la FMI  come Over2000Riders, ho avviato nel 2012, il progetto “ Alpi moto resort” con l’obiettivo di sviluppare e gestire il turismo motorizzato nella rete delle rotabili d’alta quota delle Valli Susa e Chisone, creando eventi ed iniziative per pubblicizzarle presso gli appassionati italiani e stranieri. Di queste manifestazioni sicuramente l’HardAlpiTour è la più nota, l’edizione del 2015 ha avuto un notevole riscontro sulla stampa specialistica, oltre che italiana, anche inglese, francese e tedesca, i 390 partecipanti erano appassionati provenienti da 18  diverse nazioni europee e per il 2016 si sono ricevute richieste di partecipazione anche nazioni extra europee. Lo scorso in 3 giorni sono stati lasciati al territorio della Via Lattea circa 65.000 € di spesa.”

Che far pagare non sia un tabù lo ha spiegato il Sindaco di Sauze di Cesana, Maurizio Beria D’Argentine, che nel 2015 ha istitituito il pedaggio, 3 €, in agosto, per accedere alla Valle Argentera dalle 9 alle 17. Incassando 9.000 € che non coprono nemmeno quanto il piccolissimo comune spende per la raccolta rifiuti in quel settore, lasciati dai cosiddetti “merenderos”e dai fruitori dell’area campeggio autorizzata a metà Valle. “La presenza della “sbarra”, vero e proprio ostacolo fisico al passaggio ha contribuito positivamente alla presa di coscienza da parte del turista/visitatore di “entrare in un territorio speciale con valenze paesaggistiche ed ambientali da rispettare e far rispettare. Nel 2016 abbiamo intenzione di estendere l’esazione al mese di luglio ed ai fine settimana di giugno e settembre.
Se nel frattempo gli operatori economici locali, sostanzialmente gli alpeggiatori, unico vero ostacolo alla chiusura totale, dovessero rivedere la loro posizione, anche a fronte di una seria azione di promozione dei loro prodotti attraverso la creazione di marchio di valle e di più efficienti modalità di vendita e distribuzione, si potranno esaminare modalità di regolamentazione del traffico più radicali e
maggiormente rispettose della sostenibilità ambientale”.

Piero Scaglia, Presidente del CAI di Bardonecchia ha confermato che “la visione che il Club Alpino ha delle strade militari è che esse siano inserite in un contesto generale di valorizzazione dell’escursionismo in tutte le sue versioni: a piedi, in bici, con le ciaspole. Per noi va privilegiato rispetto alla fruizione motorizzata, che non va demonizzata, e che deve avvenire senza confliggere con chi usa le gambe, e soprattutto nel massimo rispetto dell’ambiente.”

Eleonora Girodo, per Valli di Susa Tesori d’Arte e Cultura Alpina, oltre ad illustrare le modalità con cui si è sviluppato il Piano d’Azione di quello che a oggi, è rimasto l’ultimo progetto condiviso che interessa tutti i territori delle Valli Susa e Sangone, ed aver sottolineato i punti di forza e di debolezza del sistema locale ha aperto al turismo motorizzato, ovviamente evidenziando l’importanza storico-culturale del patrimonio che strade e forti rappresentano. “Non solo non c’è nessuna preclusione, ma pensiamo che alcune fasce d’utenza, specie straniere, appassionati di auto, moto, anche d’epoca o di modelli di altissimo valore economico, possano essere il target giusto per sviluppare il tema della narrazione itinerante di tutto il territorio, inserendo la sua articolazione nei singoli luoghi per ampliarla negli itinerari che devono essere fruibili attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali. L’organizzazione di un lavoro più strutturato e inclusivo tra gli attori locali con implementazione dei servizi di fruizione turistica degli itinerari stessi, così da favorire la sostenibilità economica e l’occupazione. Ma serve anche un passo avanti nella formazione degli operatori stessi.”

Gemma Amprino, nel suo brevissimo intervento, quale attuale Consigliere della Città Metropolitana con delega a Turismo e Montagna, non le ha mandate a dire, su quali siano i problemi che hanno impedito alla Valle di offrirsi al mercato come una realtà competitiva: “Nessuno più di me può nascondere la questione della Torino Lione, che ha prodotto una massa di negatività che pesa nel rendere appetibile questo territorio, che non può vivere, nemmeno l'”altissima” Valle, solo del buon andamento del turismo invernale, peraltro possibile oggi in queste forme solo grazie alle Olimpiadi. Ci siamo fortemente opposti nonostante tutto alla frammentazione ulteriore, già subita con la divisione in 4 Unioni Montane,  dell’area omogenea provinciale. E’ vero che Alta e Bassa Valle sono diverse per molte cose e per opportunità, ma se all’interno della stessa realtà dell’ex Provincia, la Valle vuole essere competitiva, con territori come Ivrea e Pinerolo, per fare un esempio, deve trovare la capacità di una sintesi progettuale comune. Solo così ci si può vendere fuori da qui e competere con Maurienne e Briançonnais e trovare allo stesso tempo con loro sinergie. Il turismo è un fenomeno che si muove oltre i piccoli campanilismi. Su questo tema del patrimonio stradale alpino che discutiamo oggi fra tecnici e amministratori, sono assolutamente d’accordo che vada fatto uno sforzo comune per far nascere dal basso un progetto condiviso. La Città Metropolitana farà la sua parte. Ma la Valle deve trovare l’orgoglio di creare un programma comune, superando anche in Alta Valle, le diverse visioni e le rivalità che purtroppo ci sono. Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo e farne una leva economica.”

Le idee camminano sulla testa delle persone, e a Deveys, le teste erano tutte pensanti. A volte un po’ di ottimismo può servire; non sempre le cose accadono progressivamente, ma in molti casi si sviluppano improvvisamente. Se ciò accadrà L’Ombelico del Mondo con questa giornata, ne sarà stato il catalizzatore. I tempi sono maturi.