Sulla Dichiarazione del Cairo dei diritti Umani dell’Islam "Non ci resta che riflettere e attendere che i giuristi ci illuminino in merito"

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di GIULIETTA GASTALDO

Ci sono quegli argomenti che ti colpiscono fin in giovane età, uno di questi per me furono le condizioni di vita delle donne nei Paesi Islamici, argomenti di cui trovavo notizia in molteplici libri già stampati negli anni ’80/ ’90. Leggendo le vicissitudini e le esperienze di donne vittime dell’Islam, lapidate, segregate in casa o date in mogli giovanissime a perfetti sconosciuti in paesini sperduti dello Yemen o dell’Afghanistan, leggere o vedere film come “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini o “Viaggio a Kandahar” del regista iraniano Makhmalbaf, avevo provato un’enorme pena, tristezza e rabbia.
Negli ultimi anni, mesi, giorni tutti noi ci stiamo avvicinando a questo mondo un tempo molto lontano. E’ un fenomeno che si nota di più vivendo in città con molti abitanti musulmani e forse credo s’avverta meno e quasi per niente nelle zone più rurali e laddove ancora non vi siamo comunità numericamente forti. Oggi un politico cita la Dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo. Oh, non so quanti di noi ne avessero conoscenza, io ben poca se non nulla. Ebbene non mi resta che approfondire l’argomento.
Leggo che tale dichiarazione risale al 19 settembre 1981 presso l’UNESCO ed è la versione islamica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, resasi “necessaria” poichè non compatibile con la concezione della persona e della comunità che ha l’Islam rispetto alla concezione universale. Finchè questa cosa riguardava Paesi prevalentemente islamici come Sudan, Pakistan, Afghanistan, Arabia Saudita, credo non avesse implicato molte titubanze in merito alla sua attuazione, ma nel mondo di oggi, sempre più multietnico e globalizzato, in cui si dovrebbe condividere almeno le basi diciamo giuridiche e civili, senonchè democratiche, ecco che il fatto che esista questa Dichiarazione, ci mostra il nostro vivere sociale sotto una luce nuova.
Il motivo per cui la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” non era stata sottoscritta da quei Paesi era per il fatto che essa rappresentava “un’interpretazione laica della tradizione giudaico – cristiana che avrebbe portato i musulmani a non attuarla in quanto contraria alla legge dell’Islam. Questa non è la sola versione, esiste infatti un’altra Dichiarazione, proclamata al Cairo, nel 1990: la “Dichiarazione del Cairo dei diritti Umani dell’Islam”. Esso è un testo di 25 articoli con un breve preambolo.
La Dichiarazione Universale prevede che l’individuo deve la sua fedeltà in primis all’autorità religiosa e poi allo Stato, se le due non coincidono. La legge islamica inoltre è dichiarata superiore alle leggi nazionali. Tra i 23 Articoli che compongono il testo, va notato come il riferimento al protagonista della Dichiarazione, che nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è sempre “l’individuo”, sia effettuato di volta in volta verso “l’individuo”, “l’uomo” o “l’essere umano”. Leggiamo alcuni articoli:

Art. 4 – Il diritto alla giustizia

1) Ogni individuo ha diritto di essere giudicato in conformità alla Legge islamica e che nessun’altra legge gli venga applicata.

5) Nessuno ha il diritto di costringere un musulmano ad obbedire ad una legge che sia contraria alla Legge islamica. Il musulmano ha il diritto di rifiutare che gli si ordini una simile empietà, chiunque esso sia: “Se al musulmano viene ordinato di peccare, non è tenuto né alla sottomissione né all’obbedienza”.

O ancora la definizione di equità di un processo e di presunzione di innocenza:

Art. 5 – Il diritto ad un processo giusto

1) L’innocenza è condizione originaria: “Tutti i membri della mia Comunità sono innocenti, a meno che l’errore non sia pubblico”. Questa presunzione di innocenza corrisponde quindi allo «statu quo ante» e deve rimanere tale, anche nei confronti di un imputato, fino a che esso non sia stato definitivamente riconosciuto colpevole da un tribunale che giudichi con equità.

2) Nessuna accusa potrà essere rivolta se il reato ascritto non è previsto in un testo della Legge islamica.

Che dire non ci resta che riflettere e attendere che i giuristi ci illuminino in merito, perchè l’argomento è materia molto scottante e ci riguarda sempre più direttamente.