Sulla riduzione dei lavori i No Tav divisi, il commento dei sindaci

Uno scorcio del cantiere TELT della Maddalena a Chiomonte (Foto MC)Uno scorcio del cantiere TELT della Maddalena a Chiomonte (Foto MC)

L’Osservatorio serve o no? Luogo di intrighi inutili? Definito dai Cinquestelle più o meno un gruppo di amici senza peso con professoroni messi li tanto per far numero. L’Osservatorio peso e misura per definirsi pro o contro l’opera. Comune che esce sbandierando la scelta ed altri che entrano perchè “è meglio dare pareri e controllare l’opera”. Insomma il muro che separa le idee serve perchè in fondo è il luogo in cui misurarsi, scambiarsi le idee e sopratutto ricevere in modo quantificato i denari per le opere compensative. Così il nuovo sindaco di Torino critica ma rimane perchè i soldi, tanti, che Torino potrebbe ricevere servono alla comunità e perderli sarebbe una grave colpa politica.  Su questo aspetto l’architetto Paolo Foietta è chiaro: “Il progetto che determina i costi e la revisione progettuale si sta facendo ora  in sede di Osservatorio. E’ questa la sede di partecipazione e condivisione dove si sta definendo nei dettagli, con il contributo di tutti quelli che hanno scelto di  confrontarsi e di parteciparvi,  la soluzione operativa  al 2030, praticabile dal punto di vista economico e ambientale. Da inguaribile ottimista continuo a sperare che i Comuni che si oppongono alla linea accettino, senza pregiudiziali e a prescindere dalle proprie posizioni, il confronto sui “contenuti” del progetto che  rappresenta l’unica alternativa ferroviaria  possibile sull’asse Italia-Francia, che ricordo, continua ad avere  un carico di merci trasportate  maggiore di quello Italia-Svizzera“. Intanto in valle la linea non affatto chiara e le differenze tra i No Tav emergono sui social, dopo che il ministro Delrio ha annunciato la revisione della tratta italiana della Torino-Lione.  Nel movimento che si oppone all’Alta Velocità c’è chi si chiede come mai i promotori dell’opera non abbiano pensato prima al nuovo tracciato. “I No Tav sono anni che dicono di usare la ferrovia esistente. Ce la potete fare…“, scrivono i possibilisti che in fondo sanno che i lavori non si fermeranno e poi : “Delrio, bastava chiedere a noi No Tav. Ti facevamo una consulenza“. “Comunque la Tav in Valsusa non va ridotta, modernizzata, rivalutata ed economicizzata. Va fermata” scrive un oppositore che chiude con “Il governo dà ragione ai No Tav“. Il tracciato ridotto di 59 chilometri è nei pensieri dei primi cittadini interessati.

Angelo Patrizio, sindaco di Avigliana non si risparmia in critiche: “Intanto non è chiaro su cosa risparmierebbe il Governo. Il vero costo folle è il tunnel di base, poi il collegamento con Rivalta sconvolgerebbe l’ambiente, la natura e sarebbe una follia urbanistica con la rotonda stradale e autostradale. Poi non mi parlino di compensazioni sono solo piaceri dati a questo o quello se accettano supinamente l’opera per cui sono assolutamente contrario. La verità e qui nessuno viene ascoltato, abbiamo parlato al Ministro in modo chiaro e non abbiamo certo cambiato idea sulla base di una dichiarazione estemporanea”. 

Fabrizio Borgesa, primo cittadino di Chiusa San Michele: “Il progetto è già vecchio di qualche anno il problema centrale è il tunnel di base. Bisogna fare un passo indietro. Credo sia un segnale chiaro del Governo per uscire da questo lavoro che forse ha capito essere inutile e dispendioso“.

Sandro Plano, sindaco di Susa e presidente dell’Unione dei Comuni: “Il vero costo è il tunnel. A oggi nessuno ha comunicato progetti differenti, siamo a parole e basta. Il tracciato è quello già indicato; nessuno ha cambiato idea sull’inutilità dell’opera”.  

L’Osservatorio poi è un coro unanime tra sindaci “talebani”, chi è contro il Tav non lo ritiene utile, punto. Chi ne fa parte evidentemente non la pensa così, due visioni contrastanti nello stesso territorio. E mentre mentre si parla e si discute un fatto è chiaro le talpe sono al lavoro. La conferma sui lavori arriva da Telt: “Condividiamo le conclusioni dello studio sul fasaggio della parte nazionale della linea da parte dell’Osservatorio. E’ un lavoro di  anni che ha portato a selezionare le opere davvero indispensabili subito, da quelle differibili , utilizzando nel frattempo le parti più performanti della rete esistente con ammodernamenti tecnologici. Per quanto riguarda la tratta transfrontaliera, che con i suoi 65 km attraversa le Alpi dalla Val di Susa alla Maurienne, il progetto procede secondo il programma europeo del Grant Agreement sottoscritto a dicembre con l’Ue: le gare per l’ingegneria sono in corso e i lavori del tunnel di base del Moncenisio di 57,5 km prenderanno il via nel 2017 e nel  2018, per essere completati entro il 2029. Il costo complessivo dell’opera, certificato da un ente terzo, è di 8.6 miliardi di euro, finanziato al 40% dall’Europa mentre la restante parte è ripartita tra Francia e Italia secondo gli accordi sottoscritti dai due Governi. Da questo mese,  per la prima volta nella lunga storia della Torino-Lione, due “talpe” cominciano a scavare contemporaneamente una verso l’altra, nei due Paesi: a Saint-Martin-La-Porte entra in azione la fresa Federica, per la realizzazione dei 9 km di cunicolo esplorativo che diventano tunnel di base, mentre a Chiomonte la fresa Gea ha già superato i 5300 metri del cunicolo esplorativo della Maddalena“.

La Torino-Lione non è quindi più un progetto ma un’opera in corso.