Sull’Agenzia delle Olimpiadi una verifica sui costi di un servizio affidato a una società esterna "La Corte non potrà che verificare la mancanza di qualsiasi danno"

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SESTRIERE  – Ricordate le Olimpiadi che hanno cambiato il volto di Torino e degli impianti dei comuni olimpici? Viabilità, strutture alberghiere, impianti di gare, palazzetti, strade, ponti, laghi per l’innevamento e tanto tanto altro per un totale di 65 opere, che hanno dato luogo a 92 distinte procedure di appalto. Precisamente, sono stati realizzati 6 stadi del ghiaccio, 10 villaggi olimpici, 12 impianti di risalita, 10 impianti per l’innevamento programmato, 5 piste per lo sci alpino, 4 piste per discipline di specialità, 18 opere stradali, 80 interventi di mitigazione e compensazione ambientale e 8 strade provinciali.

L’AGENZIA– Per mettere insieme il puzzle tra progetti e risorse disponibili, il tutto in pochi mesi, fu costituita per legge l'”Agenzia per lo Svolgimento dei Giochi Olimpici Invernali Torino 2006″presa ancora oggi ad esempio in campo internazionale come struttura per onestà e funzionalità. Erano in 40 a lavorarci, avete letto bene, appena 40 era il numero massimo fissato dalla legge dei dipendenti dell’Agenzia, e tutto andò liscio tanto che ad oggi su 14 accertamenti, avviati su tutta l’attività dell’Agenzia, solo uno è rimasto con il fascicolo aperto.

IL CONTROLLO – Di cosa si tratta? La Corte dei Conti ritiene che una ditta (associazione temporanrea di imprese – ATI), che ha eseguito il servizio di project control, sia stata pagata in modo inopportuno perchè quei compiti dovevano essere svolti all’interno dell’Agenzia. La ATI (di cui faceva parte anche la società cha ha svolto analoga attività per le olimpiadi di Sydney del 2000) svolse il servizio di controllo sistematico sulle ditte che avevano vinto gli appalti. Cioe? Una ditta aveva avuto l’appalto della costruzione di un’opera, l’ATI andava dalla ditta, dai subappaltatori, dai subfornitori,  e verificava se e come stessero procedendo i lavori, se venissero usati i materiali giusti, se le forniture e materiali necessari erano disponibili o erano in produzione,  e tutte le altre voci del capitolato. In pratica un controllo al 100 per 100 per ogni appaltatore o subappaltatore  in tutti le sedi di costruzione e negli stabilimenti di produzione. Per queste verifiche l’ATI mise in campo 1 dirigente, 7  professionisti e 10 esperti;  ben 18 professionisti. Ricordate quanti erano per legge in Agenzia? Quaranta in tutto.

LA PROCURA– Questo è il punto della constestazione rivolta a tutta l’Agenzia, nei confronti del Direttore e dei Vicedirettori dell’Agenzia nonché di tutti gli altri membri del citato Comitato Direttivo. Secondo la Procura tale affidamento sarebbe stato illegittimo ed avrebbe dato luogo ad una duplicazione inutile di attività, in quanto “… i compiti affidati all’ATI erano i medesimi che rientravano nelle competenze e nella normale attività delle figure istituzionali preposte allo svolgimento dei singoli appalti”. La risposta da parte dei componenti dell’Agenzia in sede di udienza è stata  che da un lato “l’insufficienza dell’organico rispetto ai compiti affidati all’Agenzia sia stata la condizione in base alla quale sono state esternalizzate una serie di attività come ad esempio anche la selezione del personale o la comunicazione istituzionale” e, dall’altro,che trattavasi di attività non ricompresa tra i compiti del responsabile del procedimento. Comunque hanno scritto gli avvocati difensori dei membri dell’Agenzia, nelle memorie difensive: “La Corte pertanto non potrà ignorare l’effettiva utilità del servizio reso e, nel bilanciamento tra costi e benefici, non potrà che verificare la mancanza di qualsiasi danno“.