Sully: il nuovo eroe americano nelle sale

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TOM Hanks re indiscusso di questo avvio di stagione cinematografica, nuovamente nelle sale dopo Inferno, con un docufilm firmato da un altro big holliwoodiano: Clint Eastwood, ancora una volta alla regia. Smessi i panni di Robert Langdon, Hanks interpreta uno dei personaggi più celebri alle cronache degli ultimi anni: il comandante Chesley Sullenberger, Sully per gli amici e per il titolo della pellicola, pilota di un airbus della Us Airway partito dall’aeroporto La Guardia di New York. Pochi minuti dopo il decollo, l’aereo è vittima di un birdstrike, un impatto con uno stormo di volatili, che blocca entrambi i motori, costringendolo a un atterraggio di emergenza. In una manciata di secondi, Sully deve prendere una decisione fondamentale per la propria vita e per la vita dei 155 passeggeri e membri dell’equipaggio. Resosi conto di non poter rientrare a La Guardia, né in altri scali della megalopoli, decide di ammarare nello Hudson. Come ricordano le cronache del 15 gennaio 2009, l’ammaraggio riesce perfettamente, nel cuore di una delle aree più densamente popolate del pianeta, e Sully salva tutti i passeggeri, estratti in tempo record dalle gelide acque del fiume, conquistandosi immediatamente il titolo di eroe sul campo. Ruolo di eroe che però la commissione chiamata a indagare sull’incidente mette in discussione, verificando la bontà di una scelta inedita. Il film ripercorre le fasi dell’indagine e i pochi minuti del volo, attraverso gli occhi, le emozioni, i pensieri incredibilmente lucidi e professionali del navigato pilota, che ha saputo salvare centinaia di anime.

Sully nuovo eroe americano, quindi, che il decennio aperto tragicamente dalle Torri Gemelle, con una notizia positiva legata a un aereo e a New York, binomio che, come si diceva, richiama invece una delle stragi più raccapriccianti della storia. Eroe tipicamente a stelle e strisce: l’uomo qualunque che diventa straordinario, seguendo i valori della dedizione al dovere, dell’efficienza, della professionalità fondanti degli Stati Uniti. Ruolo noto a Hanks, già eroe per caso in “Salvate il soldato Rayan” e più recentemente in “Il ponte delle spie”.

Una pellicola che sa dimostrare come il “fattore umano”, l’intelligenza, la creatività e la prontezza spesso riescono laddove freddi protocolli, codici e simulatori computerizzati falliscono. Messaggio interessante nell’era del virtuale e delle macchine che si stanno via via sostituendo all’uomo. Precisa la ricostruzione di Eastwood, che insiste sul documentario, chiudendo la pellicola con i volti e le testimonianze dei veri protagonisti del 15-1-2009, anche se il film rischia di perdere un po’ di ritmo riproponendo in modo quasi ossessivo la scena dell’ammaraggio e scandagliando solo la storia e la psicologia del comandante Sullenberger, lasciando sullo sfondo le storie dei 155 passeggeri.