Quattro chiacchiere con Beppe Gandolfo sulla Valsusa vista da Torino Intervista al collega del TG5 a Susa per presentare il suo libro "Un anno in Piemonte 2016"

Beppe Gandolfo alla Libreria Panassi di SusaBeppe Gandolfo alla Libreria Panassi di Susa

SUSA – Sabato pomeriggio ospite della Libreria Panassi di Susa, è stato Beppe Gandolfo, volto noto del TG5, in realtà oggi all’Agenzia News Mediaset e corrispondente per tutte le testate Mediaset dal Piemonte e dalla Valle d’Aosta, venuto a presentare il suo ultimo libro, “Un anno in Piemonte 2016”, che con questa uscita raggiunge la sua dodicesima edizione.

Con lui, coscritto e amico, affetto dal comune virus del tifo granata, abbiamo scambiato alcune chiacchiere su quello che oggi è il rapporto del giornalismo con il mondo della comunicazione globale, sommerso dal rumore della rete, e su come sia mutato negli ultimi anni il rapporto che ha Torino con la Valle di Susa.

Tu hai fatto tutta la gavetta, per poi passare quasi 10 anni all’ANSA, prima di approdare a Mediaset. Oggi però il mestiere del giornalista si deve per forza confrontare con il web e con i social network. E’ letteralmente cambiato il modo di trasmettere le informazioni. Pure in tv ora l’informazione al momento del TG è gia stata fatta 24 /24 ore dai canali all news. Come ci si rapporta oggi con il pubblico?

“Io faccio sempre questo esempio: – ci dice Beppe Gandolfonel 1978 quando fu eletto Papa Wojtila la notizia ci mise tre giorni per arrivare in ogni parte del Mondo. L’elezione di Bergoglio in 31 secondi è arrivata nel più recondito luogo del pianeta. La velocità è il primo elemento che è cambiato. L’altro è il volume delle informazioni. Una massa enorme di testi, immagini e video, che costringe le notizie ad essere sempre più “sparate” per emergere: nulla ormai è più normale, nemmeno un temporale che diventa subito pioggia eccezionale. Nessuno di noi del mestiere ne è esente e lo sappiamo. 

Ma quello che credo sia il problema più grande con cui dobbiamo confrontarci è che a fronte di un enorme volume di informazione – per quanto a volte poco approfondita sul campo, perché non c’è più il tempo che avevamo anni fa di acquisire tutte le informazioni prima di dare la notizia – la rete diffonde un enorme volume di spazzatura, di informazioni false, create ad arte per ottenere click da parte dei siti che le realizzano e le rendono virali attraverso i social network. Bufale che rendono decine di migliaia di euro e fanno milioni di contatti, e ch eovviamente vengono gettate massivamente quando accadono avvenimenti che aumentano l’attenzione degli utenti. C’è la valanga a Rigopiano? Bene allora si crea la fake news che il Parlamento approva la legge che consente ai migranti  richiedenti asilo di ottenere la patente gratis e senza punti. Questo provocare la pancia della gente, avvelena i pozzi della comunicazione e crea anche un problema che va oltre la cattiva educazione sociale. Crea un clima di odio in cui cascano le fasce più deboli culturalmente della società. Il nostro mestiere deve ripartire proprio dai fatti reali, separati dalle opinioni, per combattere fatti falsi per condizionare le opinioni”.

Con fantastiliardi di bit archiviati ogni minuto nella rete perché allora tanto successo per tuoi volumi “Un anno in Piemonte”, che sono un racconto della cronaca della nostra Regione fatto anno per anno,  preziosi per noi addetti ai lavori, ma che trovano ottima accoglienza nel pubblico?

” Sono cresciuto con la vecchia scuola di agenzia; quella del  “io ti presento i fatti nella maniera più asettica possibile, poi tu  lettore / spettatore sarai in grado di farti la tua personale opinione”. Ora non è più così, il giornalista tende a voler orientare l’opinione della gente. I miei annuari nascono invece proprio alla vecchia maniera, perché il mio obiettivo è duplice: conservare la memoria dei fatti principali accaduti, riportandoli giorno per giorno sul calendario, e poi nella seconda parte approndire quelli che più hanno lasciato il segno e commentarli facendoli rivivere come sono stati visti fuori dal nostro territorio dai media nazionali e internazionali. Ribaltando il punto di vista.

Trovo poi che sia molto interessante conservare la memoria anche di fatti e dichairazioni di personaggi e confrontarli con quanto poi accade dopo soli pochi mesi. Faccio un esempio di cronaca, ma potrei farne anche su altri politici, per rimanere in quella categoria: la Appendino in campagna elettorale aveva detto che i blocchi del traffico sono risolvono il problema dell’inquinamento sull’area metropolitana, ma che servono interventi strutturali. Pochi mesi dopo ferma buiona parte delle auto diesel. 

Appuntari i fatti e poi ragionarci su è un lavoro che mi piace e faccio molto volentieri. Ovviamente sono contento che il pubblico mi segua; questi incontri servono anche a questo, a confrontarmi sempre con il lettore; non so mai bene come si concluderanno, il che è molto bello. Anche se di sicuro poi con i tifosi del Toro uno spazio c’è sempre per parlare della nostra passione.”

Undici anni fa le Olimpiadi e tutte le luci del mondo su Torino  in un grande abbraccio con la  Valle di Susa.  Oggi da giornalista che ha ben il polso della Città, secondo te come è “sentita”,percepita la montagna e questa Valle dalla città?

“Torino è stata alla ribalta, ne ha tratto molti benefici che sono ben visibili. Con i Giochi di Torino2006  ha saputo scrollarsi di dosso quell’immagine grigia che le era stata affibbiata. Poi però la crisi ha colpito duro e ci si è accorti che il manifatturiero era ancora una parte necessaria all’economia. Oggi Torino, anche quando prende qualche “bastonata” come la perdita di fatto del Salone del Libro a favore di Milano, borbotta mugugna, ma ha il difetto di non accorgersi prima dei segnali che poi si concretizzano. 

Ho l’impressione, che al netto dei fatti di cronaca, l’attenzione sulla Valle sia totalmente calata. Oggi non ci sono nemmeno più i clamorosi blocchi della circolazione fatti dagli oppositori alla Torino-Lione a ricordare ai torinesi che la Valle di Susa è solo un prolungamento alpino della Città. Si, si va a sciare a Bardonecchia, Sauze o Sestriere, ma manca totalmente una visione strategica unitaria di una capitale subalpina con le sue montagne, quale piaccia o no, Torino è per orografia. Se le cose non vanno Torino si ripiega su sé stessa. Ovviamente secondo me sbagliando.

Riprendo una cosa che ho espresso in altre occasioni: un politico piemontese qualche tempo fa mi disse: “Ha fatto più Gianfranco Bianco” – che ci ha lasciato purtroppo proprio  lo scorso anno – “per le montagne e la provincia di Cuneo che tutte le campagne promozionali della Regione”. Questo per dire che riuscire a portare immagini del nostro territorio in diretta nazionale ha più valenza di tutti i messaggi istituzionali per il turismo. È il peso della televisione, nel bene e nel male.”

Un’ultima battuta sul Toro. Ci torniamo ad Amsterdam? Ovvero il posto in Europa ce lo riprenderemo? 

“Si, se Cairo, uomo attentissimo e quasi maniacale a controllare i conti, sceglierà di non star lì a galleggiare sul fondo sinistro della classifica e sceglierà di avere una visione che vada oltre il pareggio di bilancio o l’utile ogni anno. Ma oggi a Cairo alternative credibili non ne abbiamo. Godiamoci Belotti finché c’è…”

In attesa del prossimo volume di “Un anno in Piemonte”, curiosità, ricorrenze storiche, la cronaca e gli appuntamenti giorno per giorno della nostra Regione, lavoro che Gandolfo segue quotidianamente, si possono trovare sul blog  http://www.unannoinpiemonte.como su i social network.