Testamento biologico a Buttigliera Il Comune istituisce il Registro per depositare le proprie volontà sul fine vita

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BUTTIGLIERA – Dopo la donazione degli organi, il testamento biologico. Per la seconda volta in pochi mesi, il Comune delibera su tematiche dal forte impatto etico, anticipando dibattiti in corso in ambito non solo nazionale. Chi desidera, infatti, può depositare in municipio le proprie volontà in merito ai trattamenti sanitari a cui essere o non essere sottoposto, nel caso non fosse in grado di esprimerle direttamente, in modo permanente ed irreversibile, a seguito di gravi malattie o traumi. La legge consente di nominare, in un documento ufficiale, definito appunto “Testamento biologico”, uno o più fiduciari che possano dare, in vece del soggetto interessato, il consenso a proseguire o interrompere terapie, quando il paziente non possa più riprendere coscienza. Possono presentare il “Testamento biologico”, nominando i fiduciari ed esprimendo la propria volontà in merito ai trattamenti sanitari legati al proprio fine vita, tutti i maggiorenni, non sottoposti a provvedimenti restrittivi della capacità di agire e, nel caso del registro istituito in municipio, residenti a Buttigliera. Il “Testamento biologico”, così come la decisione di donare gli organi, è revocabile in ogni momento.

«Si tratta di due provvedimenti, il registro della donazione di organi e quello per il testamento biologico, che hanno lo scopo di promuovere il rispetto delle persone, anche in riferimento alla fase terminale della vita umana – commenta il sindaco, Alfredo Cimarella – Tematiche, ormai da anni, al centro di un articolato dibattito in ambito scientifico, giuridico, medico ed etico religioso. Questo provvedimento si limita a permettere ai nostri cittadini di dichiarare in anticipo la propria volontà in merito ai trattamenti a cui vogliono o non vogliono sottoporsi, in caso non potessero esprimere la propria intenzione. Senza alcuna presunzione e nel rispetto della legge, cerchiamo semplicemente di tutelare la dignità delle persone e promuoverne il rispetto, soprattutto nei momenti di maggiore debolezza e vulnerabilità, come nella fase terminale della vita».