“The Hateful Eight” e l’Oscar di Ennio Morricone

morricone sr cinema

Programmazione nei cinema SR www.srcinema.it

Torna al western, Quentin Tarantino, bissando dopo Django, con “The Hateful Eight”, il genere epico a stelle e strisce per antonomasia. Un western del tutto diverso, però, dalla storia del nero in cerca di libertà e riscatto. Un western psicologico, che racconta un intreccio di storie andando nel cuore geografico, ma soprattutto storico e sociale degli Usa. Una diligenza in corsa tra la neve si ferma in un emporio del Wyoming, dove si rifugiano, bloccati dalla tempesta, i personaggi tracciati da una sceneggiatura più teatrale che cinematografica. Una sceneggiatura quasi pirandelliana, dove il conflitto tra l’identità presunta e quella vera, tra realtà e finzione, tra scena e vita la fa da padrone. Tarantino allestisce, sullo stretto palcoscenico dell’emporio di Minnie, una sorta di tribunale, dove scorre lo psicodramma delle storie di sconosciuti le cui vite si intrecciano casualmente per una notte. Un tribunale il cui compito è deliberare, in base ai racconti di ciascuno, chi meriti davvero di vivere o di morire. Storie dipanate in una sorta di scatole cinesi, con rimandi e richiami i cui fili si intrecciano e dipanano lungo tutta la vicenda. Immancabili i cliché del cinema tarantiniano, a iniziare dalle scene splatter del sangue che schizza sui volti, sui muri, sull’arredamento; per finire con le battute ciniche e sopra le righe. Una trama appassionante, arricchita da una serie di scelte stilistiche d’autore che mettono l’accento sull’eccellenza di Tarantino. Il regista sceglie di riutilizzare la ripresa in 70millimetri, stirando la scena sul grande schermo, proprio come nei migliori western. Le riprese indulgono sui primi piani dei protagonisti, ammiccando alla regia di Sergio Leone. Tutt’altro che di sfondo le musiche del gigante nostrano Ennio Morricone che impreziosisce ulteriormente il lavoro e che è risultato vincitore dell’Oscar per la colonna sonora. Immancabile, in quest’ultimo lavoro, un richiamo sottotraccia alla riflessione politica, con un affresco naif, dell’America riunita dopo lo choc della guerra di secessione. Le storie di sangue, di inganni, di tradimenti, di violenza sono l’humus su cui radica l’origine del paese divenuto leader del pianeta, nato da emigrati disperati e galeotti alla ricerca di un nuovo mondo e una nuova vita, proprio come i protagonisti di “The Hateful Eight”.