Trainspotting2. Nelle nostre sale il ritorno del cult anni ’90 20 anni dopo la reunion dei balordi scozzesi

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TRAINSPOTTING2, ovvero il dramma della malinconia, del ritorno ciclico della vita. Ma anche la commedia dell’assoluta sregoletezza, della vita ben al di sopra delle righe, dei limiti della società borghese. Il visionario regista Danny Boyle si cimenta nell’ardua impresa di realizzare il sequel di un cult assoluto. Prodotto per appassionati del genere, difficile per chi non ha visto il primo episodio del 1996. Imperdibile per chi ha apprezzato la prima pellicola e per quella generazione che, anche su quelle storie, ha costruito il suo immaginario comune.

La storia di Trainspotting2: un’opportunità e un tradimento

Il sequel riprende le storie dei personaggi del primo episodio, esattamente vent’anni dopo la rocambolesca fuga di Mark Renton da Edimburgo con il bottino rubato ai suoi amici. In scena tornano tutti e quattro i balordi di Edimburgo. Mark ricerca Simon e Daniel e incappa, suo malgrado, in Franco. Le vite dei quattro vecchi amici, tornano inevitabilmente a intrecciarsi, come se non fossero passati due decenni. La calamita non più della droga, quanto della sregolatezza li attira irresistibilmente e torna a intrecciare i loro destini. Chi è rimasto fuori dal carcere ha tentato di costruirsi un’esistenza “normale”, dignitosa, borghese. Mark ci è riuscito, almeno per un po’. Simon è in continua ricerca di espedienti per sollevarsi dall’anonima gestione del pub-bettola di famiglia. Daniel ha avuto una famiglia, ma non riesce a liberarsi dalla sua vera “migliore amica”: l’eroina. Franco, anche lui padre di famiglia, è in carcere, ma riesce a evadere.

Vent’anni sono passati. Tutto è cambiato, ma, in realtà, nulla è cambiato. La narrazione riparte tranquillamente da dove si era fermata: il tradimento di Mark e dalle sue conseguenze. A unire i quattro amici – nemici un nuovo personaggio: Veronika, la prostituta bulgara amante di Simon e poi di Mark. Intreccio senz’altro appassionante, dal ritmo incalzante che tiene lo spettatore incollato tra truffe, fughe, inseguimenti e tentativi di uccisione.

Lo stile

Boyle mantene la stessa cifra stilistica del primo episodio anni ’90. Stesso gusto del grottesco, anche se un po’ meno splatter. Stessa esaltazione del trash che mette in scena la realtà delle periferie degradate delle grandi metropoli dell”Europa borghese. Borghesia che, oggi come vent’anni fa, non sa accorgersi di cosa accade ai suoi margini. Anche se, provocazione evidente dello sceneggiatore, l’Europa e le sue istituzioni, sono tra le truffate dai quattro balordi di Edimburgo.

Resta intatta la regia, con le scene che riportano davanti agli occhi degli spettatori il mondo interiore dei personaggi. I fantasmi del passato, le allucinazioni delle droghe, l’ansia della depressione, il terrore della morte, la sete di vendetta si materializzano in colori psichedelici, ricostruzioni surreali. Questo secondo capitolo è più introspettivo del primo. Lo spettatore riflette sul fallimento di chi ha lottato vent’anni per lasciarsi alle spalle il passato e, raggiunta la maturità, torna a farci i conti.

Da sottolineare anche la colonna sonora. Come per il primo episodio, resta parte essenziale del film, accompagnando le scene con brani immortali degli anni ’90.

La produzione

Difficile l’impresa di Boyle di riportare sullo stesso set gli attori del successone cult di vent’anni fa. Professionalmente, le carriere dei quattro attori e del regista si erano divise. E pare che qualche screzio e difficoltà c siano stati anche sul set. Tuttavia il richiamo del passato, sul set come nella storia narrata nella pellicola, ha avuto la meglio. Ed ecco sfornato il sequel di un cult.