Trivelle, divorzio e il re; ecco i nostri referendum Il Il 17 aprile saremo chiamati a votare contro le concessioni delle trivellazioni in mare

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Il  17  aprile  prossimo  saremo  tutti  chiamati  a  votare  per  il  referendum contro  le  trivellazioni  in  mare, o meglio affinchè le concessioni già in atto alla loro fine temporale non possano avere proroghe. Qualcuno ha capito? Quando si tratta di referendum in Italia non è tanto l’argomento in se ad attrarre quando tutto il circo politico che prima e magari dopo si riesce ad organizzare. In realtà agli italiani la consultazione popolare interessa poco, così come poi i suoi effetti che hanno una durata o un effetto davvero duraturi. Fanno eccezione il referendum sul divorzio, parliamo del maggio del 1974 e quello sull’energia nucleare del 1987 che ha messo in ginocchio l’economia italiana con gli effetti che vediamo ancora oggi.

Non tutte le consultazioni hanno raggiunto la maggioranza dei votanti, il famoso “più uno”, e comunque anche quando hanno avuto effetto giuridico nell’abrogazione poi si è trovato un escamotage per ripristinare ciò che era stato tolto. Esempi? Abrogazione del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, anno 1993, ricreato come Ministero delle Risorse Agricole; finanziamento pubblico dei partiti tolto e rimesso con un giro di valzer, anzi duplicato e triplicato in poco tempo! Nessuno ricorda le consultazione del 1995, tra pubblicità in TV durante i films, l’abrogazione della norma che impedisce la liberalizzazione degli orari dei negozi e la concentrazione di tre reti televisive ad un unico soggetto. Difatti oggi c’è più pubblicità che pellicola, si fa al spesa anche di notte e i proprietari televisivi hanno tanti canali quante dita delle mani.

Ci sono poi i referendum che non hanno raggiunto il “più uno” e quindi non hanno dato nessun esito, neppure formale. Sono 27, avete letto bene, svolti tra il 1990 e il 2009. Schede, scrutatori, brandine, matite e ore e ore di servizio pagato per un costo dall’allestimento dei seggi ai servizi informatici fino all’individuazione del personale impegnato nelle operazioni di voto; una macchina organizzativa che avrà una spesa complessiva di 4,9 milioni di euro solo per questa occasione. Costi della Democrazia dice qualcuno.

Si sono svolti quattro referendum non abrogativi: il primo è stato un referendum istituzionale per scegliere tra monarchia e repubblica, il secondo è stato un referendum di indirizzo per la costituzione del Parlamento Europeo, gli ultimi due sono stati referendum per cambiare alcune parti della Costituzione.

Come dire viva il Re, tanto non c’è più per referendum.