Un uomo distinto Pietro Gastone

gastone

BUSSOLENO – Tasse, mai amate incombenze contro le quali molto si dice male e tanti si fa per provare a non pagarle. Eppure anche in esse si può trovare il verso piacevole e per farlo è sufficiente raccontare dell’ultimo Gastone uomo al mondo, discendente di una casata cominciata nell’anno 1000 o giù di li. Il geometra Pietro, in realtà Piero Luigi, è l’eleganza e la signorilità fatta persona. Un uomo distinto, sembra uscito li per li da un libro di Edmondo de Amicis, con un’affabilità e una verve che convincono e sublimano al primo istante. Seduti su un elegante divano in broccato, con un tavolo basso coperto da un cristallo che protegge una curiosa collezione di oggetti d’argento, tra un sorso di ottimo Porto e l’altro, comincia il suo racconto. “La mia famiglia da sempre ha esercitato la professione della raccolta tasse, le gabelle” comincia il geometra “fin dai miei avi i Gastone dei Gastoni l’attività d’esattoria è proseguita nei secoli tra il Delfinato, Cuneo e Avigliana. Poi arrivammo a Bussoleno e Oulx”. Una, due e tre generazioni tutti occupati tra imposte, tasse sul macinato, sui terreni e sulle proprietà. Eccoci al secolo più vicino a noi con una ramificazione di Gastone in tutto il mondo; dice con un sorriso il geometra: “Capirà visto il numero di figli del bis-nonno, è quasi naturale che ognuno prendesse una via”. In realtà il nostro Pietro di fare l’esattore proprio ne aveva voglia, anzi. Lavorò molti anni come professionista, su e giù per cantieri fino a quando il richiamo del padre lo portò al mestiere di famiglia. “Se devo essere sincero proprio non mi piaceva” ammette il geometra “però papà aveva bisogno così mi adeguai cercando sempre di fare al meglio con la rettitudine che in famiglia era più che un obbligo”. E arriviamo così ad un tratto caratteriale della famiglia il rigore. Ottavio, papà di Pietro e Lorenzo, ebbe la bella idea di frequentare il corso ufficiali in artiglieri da montagna. Ricevuta la stella da sottotenete non fece neppure in tempo a tornare a casa che scoppiò la Grande Guerra. Il Pasubio fu la sua casa, la sua famiglia i suoi artiglieri che non lasciò mai anche quando ebbe l’occasione. Tornato a casa non si tolse più il cappello con la penna nera e lo stesso rigore della caserma fu portato in famiglia. “Nessuno mi accompagnò il primo giorno di scuola così come al Ginnasio a Susa, era un modo per responsabilizzarci” ricorda il geometra “dopo la guerra che vissi tra mille traversie fui arruolato negli alpini come papà. Sembravamo un’armata brancaleone con le divise che erano quelle già usate, le armi della guerra appena passata e le caserme improvvisate” ricorda della naja “per me abituato com’ero alla disciplina familiare fu un periodo senza nessun patimento”. Possiamo immaginare la vita con un papà ufficiale che aveva vissuto la Grande Guerra, già formato in un famiglia rigorosa in un periodo che concedeva davvero poco alle fantasie dei ragazzi! “Papà ci voleva un mare di bene e nella sua impassibile rigorosità ci insegnò a vivere ed affrontare i mille problemi della vita; gli devo molto” dice il geometra indicandomi una foto del genitore. Il Porto nel bicchiere è finito, così il tempo passato con un grande uomo e sua gentilissima moglie. Adesso spero abbiate capito come le tasse vanno a braccetto con la simpatia e il buon gusto; almeno a casa Gastone.