Un viaggio nel tempo con i Conti Orsini Il 23 aprile il primo dei quattro appuntamenti con la storia rivaltese

RIVALTA – Quattro rievocazioni per raccontare 1000 anni di storia rivaltese. Il gruppo storico Conti Orsini propone con il patrocinio del Comune di Rivalta la rievocazione di quattro episodi che a vario titolo segnarono il passato del nostro paese. Così il prossimo sabato pomeriggio, 23 aprile, verrà allestito nel parco pubblico del castello un accampamento militare che porterà rivaltesi e visitatori indietro nel tempo fino all’anno 1187,  quando Enrico VI figlio dell’imperatore Federico Barbarossa distrusse il castello e il paese per rappresaglia contro Ulrico di Rivalta che, spogliato del suo feudo in favore del vescovo di Torino, chiamò alle armi gli abitanti. Le attività didattiche del sabato – che in serata vedrà le associazioni Rivalta Millenaria, Rivalta Viva e Unitre impegnate in una conferenza a tema sul periodo storico – continueranno la domenica mattina, quando apriranno  la Locanda della Pro loco e i vari stand, mentre nel pomeriggio alle ore 14.30 inizieranno le azioni militari con l’assalto finale al castello previsto per le 16.30. Perciò, mentre i Conti Orsini danno un ultimo sguardo al copione, controllano la scaletta degli eventi e rubano ore al sonno e alla notte per confezionare tuniche e sovra tuniche, chi avesse intenzione di regalarsi altri tuffi nel passato dovrà ricordare la data del 21 maggio prossimo, per tornare al 1552 e assistere all’investitura di Risbaldo Ursino di uno dei suoi feudi a nome del duca Emanuele Filiberto. Il 3 luglio, invece, con un salto di quasi 140 anni,  si arriverà al 1690, quando 300 dragoni francesi e 500 fanti sotto il comando del maresciallo Catinat aprirono una breccia nella porta di san Giovanni per punire Vittorio Amedeo II duca di Savoia reo di essersi opposto al potere francese. E poi di qui il 25 settembre si “viaggerà”  fino 1823 per conoscere Cesare della Chiesa conte di Benevello che, nuovo proprietario del castello, ospitò personaggi quali Massimo D’Azeglio e Honoré de Balzac.