Una lettrice di Rivalta "Noi non eravamo criminali pericolosi"

lettere-alla-redazione

RIVALTA – Lettera della signora Fabiana Merlo

Dopo 4 anni siamo ancora qui, a imbatterci tutti i giorni in una vicenda che ha colpito profondamente la mia famiglia. Ho deciso di scrivere per spiegare con che cosa conviviamo, nella lotta che il mio papà porta coraggiosamente avanti nei confronti del Comune rivaltese. C’è un processo, ci sono sentenze, ci sono montagne di scartoffie ma c’è anche un grande malessere. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto e viviamo tutt’ora situazioni di panico e preoccupazione che cerchiamo di superare insieme dandoci reciproca forza. Siamo uniti ma provati da questa vicenda che sembra essersi trasformata in un’Odissea. Io non posso giudicare l’azione del Sindaco che ha sempre affermato che tutto quello che ha fatto lo ha fatto in buona fede e per i suoi cittadini: bene, allora noi chi siamo, cosa rappresentiamo per lui? Anche noi eravamo e siamo suoi cittadini, cosa avrebbe potuto fare per noi? Come avrebbe potuto prendere in modo differente la sua posizione? Noi eravamo allo stesso livello dei cittadini per i quali si è schierato, e senza né informazione né mediazione ha scatenato una situazione di panico e pericolo ingiustificato. Noi non eravamo criminali pericolosi, non abbiamo messo a repentaglio la vita di alcuno. Perciò, contraddicendo quanto affermato dal Sindaco nella lettera inviata agli organi di informazione, posso dire che il cantiere gestito in solitudine da mio padre è stato controllato con esito positivo da due Dirigenti Spresal dell’Asl di Orbassano, e in seguito da tre Marescialli del Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente. Per quanto riguarda la sentenza del TAR del Piemonte sulla base della documentazione presentata da ambo le parti (quindi anche del Comune), è stato sentenziato che tutte le azioni del Comune – che non si è presentato – sono da ritenersi illegittime. Infine, il video tanto decantato dal Sindaco nel quale si vedrebbe mio padre compiere azioni indicibili – girato dall’abitazione della vicina, simpatizzante della lista del Sindaco – è stato visionato da ben tre Dirigenti Spresal con esito a favore di mio padre. Tutto ciò che dico è dimostrabile perché descritto nella lettera rilasciata dagli stessi Dirigenti Spresal alla Procura della Repubblica. Perciò, nonostante mio padre stia combattendo una guerra impari, nonostante azioni aggressive tese a intimorirci e situazioni e comportamenti a noi ostili, nonostante la nostra situazione psicologica, nonostante la nostra casa sia ancora colpita dai danni subiti a causa del blocco lavori, noi siamo uniti e sosteniamo papà che dimostra coraggio e perseveranza. In fondo, vogliamo solo che giustizia sia fatta perché abbiamo seguito e rispettato tutte e leggi, ed è chi invece non lo ha fatto che deve pagare. Chi ha abusato della propria posizione deve riconoscere gli errori commessi, insieme a tutti coloro che senza conoscenza e preparazione alcuna in materia di smaltimento di amianto, forse per odio ingiustificato hanno creato situazioni di ostilità nei nostri confronti. Perciò, per tutto ciò che ci è stato fatto io mi chiedo il perché di questo accanimento, visto che era anche nostro primario interesse agire tutelando la salute di tutti ma soprattutto la nostra incolumità. A tutti coloro che ci hanno sostenuto e continuano farlo rivolgo invece un semplice ma sentito grazie”.