C’è un futuro per i piccoli comuni? Uncem sollecita l’approvazione della Legge ferma al Senato dopo l’approvazione unanime alla Camera Borghi: "Se si tagliano solo i servizi e non si creano prospettive di sviluppo e occupazione si tradiscono 10 milioni di italiani"

Sauze di CesanaSauze di Cesana

TORINO – I Piccoli Comuni sono una caratteristica non solo italiana: in Francia sono 36.658 i Comuni e addiritura tre di essi risultano con “zero” abitanti, moltissimi sono sotto i mille. Ferma al Senato in Italia dopo l’approvazione unanime alla Camera avvenuta il 28 settembre è la cosiddetta Legge “Realacci”, dal nome del primo firmatario che porta il titolo “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti e dei territori montani e rurali, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici”.

Un provvedimento che riguarda i 5.585 Piccoli Comuni che amministrano più della metà del territorio nazionale, nei quali vivono oltre 10 milioni di italiani.

I Comuni sotto i 1.000 abitanti

E se poi guardiamo ai Comuni sotto i 1000 abitanti secondo i dati Istat, sulla popolazione residente al 31 dicembre 2010, i piccoli comuni italiani con una popolazione inferiore o uguale ai 1.000 abitanti sono 1.948. Una realtà che rappresenta il 24,07 % degli attuali 8092 comuni italiani. Il 66.5 % è situato nel regioni del nord (1295 Comuni) ed il 33.5 % è situato nelle regioni del centro, del sud e delle isole (653 Comuni). Le regioni con il maggior numero di piccoli comuni sono il Piemonte (59871201 ) e la Lombardia (327), seguite da Trentino Alto Adige (121), Sardegna (118), Abruzzo (106) e Liguria (99). In queste sei regioni è situato oltre il 70% di questi piccoli comuni. Tra i 1.948 piccoli comuni, 83 sono comuni di confine dell’arco alpino.

Cosa ben nota in Valsusa, da Moncenisio a Claviere, passando per Sauze di Cesana.

E l’ultima riforma di epoca mussoliniana ne aveva già potati un bel po’, ma in temnpi di spending review la ghihliottina è sempre dietro l’amgolo. Anch eperché bisogna chiedersi se al vantaggio di avere amminsitrazioni vicine ai cittadini e sindaci tirati per la giacca per strada – ammesso la portino – corrispondano servizi degni e condizioni di opportunità comparabili con chi vive nelle aree metropolitane e cintura. Senza contare che i costi in montagna sono maggiori per tutto.

Una realtà ben nota agli amministratori della Valsusa e Val Sangone, dove i Comuni sopra i 5.000 abitanti sono solo 6: nell’ordine Giaveno, Avigliana, Buttigliera Alta, Almese, Susa e Bussoleno.

“Un’eredità del passato – secondo Marco Bussone Vice Presidente di Uncem Piemonte – certo, ma anche una straordinaria occasione per difendere l’identità, le nostre qualità e proiettarle nel futuro. Un’idea ambiziosa di Italia che passa anche dalla giusta valorizzazione di territori, comunità e talenti.

L’appello dell’Uncem

E’ stato proprio Bussone a rilanciare l’argomento: “I comuni devono avere le risorse per fare sviluppo e gli altri Enti  la devono smettere di tagliare fondi e servizi alla montagna. La Camera cosa aspetta a dare il via al testo approvato dal Senato? Il testo sbloccherebbe la questione del pareggio di bilancio consentendo di fare investimenti. Un provvedimento che aiuta i territori montani  soffocati da vent’anni di assenza di politiche! Abbiamo tanti bravi sindaci pronti a partire, anche se non tutti e come certe Unioni che ancora devono capire qual è il loro ruolo. Ma non pensiamo che per i nostri piccoli Comuni alpini la strada siua tracciata: lo sviluppo passa da green economy, agricoltura di qualità, turismo, innovazione e crescita 4.0. Chiediama al Parlamento e ai parlamentari piemontesi nell’anno dei Borghi di darsi insieme da fare per sbloccare la Legge “Realacci”.

Proprio per questo urge che Palazzo Madama lo approvi il prima possibile, sarebbe un bel segnale. L’importanza dei Piccoli Comuni si è vista anche nel terremoto con il ruolo svolto da tanti sindaci in prima linea persino sulle ruspe. Perché questi sono anora vicini ai cittafini e viceversa”.

“La legge sui Piccoli Comuni – spiega il Presidente nazionale di Uncem Enrico Borghi che ne è uno dei primi firmatari –  propone misure per favorire la diffusione della banda larga, una dotazione dei servizi più razionale ed efficiente, itinerari di mobilità e turismo dolce, la promozione delle produzioni agroalimentari a filiera corta.

Sono previsti anche semplificazioni per il recupero dei centri storici, manutenzione del territorio, la messa in sicurezza di strade e scuole, l’efficientamento energetico del patrimonio edilizio pubblico e interventi a favore delle attività produttive insediate nei centri minori. I nostri borghi sono un presidio di civiltà, un’opportunità da cogliere per il futuro dell’Italia”.

Le dinamiche territoriali che hanno interessato l’Italia negli ultimi cinquant’anni, hanno profondamente mutato gli scenari: agli anni ’60, caratterizzati dalla programmazione statale e dalla pianificazione territoriale, sono seguite le stagioni del regionalismo e del federalismo, fino ai più recenti tentativi di riassetto istituzionale, culminati nella mancata revisione costituzionale. In questo percorso poco si è insistito sul ruolo dei territori, e soprattutto delle comunità, che nel dibattito pubblico sono state relegate in una posizione marginale. Oggi c’è una tendenza a invertite il fenomeno. I giovani , specie i laureati tornano in montagna, ma le aree interne, specie quelle montane hanno bisogno di politiche. Tre anni di lavoro sul disegno di legge non devono essere stati stati spesi invano e ora dobbiamo fare in modo che il 2017 sia l’anno decisivo per la chiusura definitiva del provvedimento. Lo dico a tutti i colleghi senatori di questi territori, visto che il ddl alla Camera è passato con voto unanime”.

Le  principali novità introdotte dal disegno di legge

La noranmativa prevede fra l’altro

  • L’istituzione di centri multifunzionali per la fornitura di servizi in materia ambientale ,sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e sicurezza, autorizzati a stipulare convenzioni e contratti di appalto con gli imprenditori agricoli;
  • Lo stanziamento di 10 milioni di euro per il 2017 e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, destinati a finanziare interventi in tutela dell’ambiente e dei beni culturali, mitigazione del rischio idrogeologico, messa in sicurezza delle scuole, l’acquisizione delle case cantoniere e ferrovie disabitate per realizzare circuiti turistici e promuovere la vendita di prodotti locali;
  • Il riconoscimento ai piccoli Comuni della funzione di sviluppo socio-economico del loro territorio, da esercitarsi obbligatoriamente in forma associata attraverso le Unioni di Comuni e le Unioni montane di Comuni.
  • La semplificazione e l’accesso a norme che consentono la diffusione della banda ultralarga nelle aree cosiddette a fallimento di mercato.
  • La possibilità di realizzare, anche in forma associata e d’intesa con la Regione, iniziative per sviluppare l’offerta complessiva dei servizi postali congiuntamente ad altri servizi in specifici ambiti territoriali, attraverso la rete capillare degli uffici postali;
  • Il consumo e la commercializzazione dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile. La legge prevede una serie di norme per facilitare e promuovere la vendita diretta dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta a chilometro utile, cioè quelli per i quali le aree di produzione e trasformazione sono poste a una distanza non superiore a 50 chilometri di raggio dal luogo di vendita e in assenza di intermediari commerciali.
  • Agevolazioni nella rete dei trasporti delle aree rurali e montane. Per questi territori la legge predispone un Piano per i trasporti con particolare riguardo al miglioramento delle reti infrastrutturali, nonché al coordinamento tra i servizi, pubblici e privati, finalizzati al collegamento tra i comuni delle aree rurali e montane, e con i comuni capoluogo di provincia e regione e un Piano per l’istruzione destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo al collegamento dei plessi scolastici ubicati nelle aree rurali e montane, all’informatizzazione e alla progressiva digitalizzazione.
  • Il recupero e riqualificazione dei centri storici, mediante interventi integrati che prevedano il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio, promuovendo la creazione di alberghi diffusi in una logica di efficientamento energetico e di antisismica secondo la metodologia delle “Green Communities”.

Il nuovo libro di Enrico Borghi “Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale”

Questo scenario e le analisi storico-economiche e politiche, attraverso un filo rosso lungo ormai quattro decenni, Enrico Borghi, che oltre ad essere Presidente nazionale di Uncem, è il coordinatore della Strategia nazionale Aree interne, lo affida ad un nuovo volume – edito con Donzelli, dal titolo “Piccole Italie. Le aree interne e la questione territoriale” attraversa gli ultimi quarant’anni di politiche locali e statali per territori, enti locali, montagna. il volume contiene una riflessione su cosa sia la politica territoriale, dopo la fine dell’interventismo statale e la crisi del regionalismo, e su cosa possano rappresentare i territori nella sfida della modernizzazione italiana.

Le statistiche e gli indicatori parlano dell’emergere in Italia di una vera e propria “questione territoriale”, con una marcata polarizzazione tra territori nei quali si concentrano opportunità, risorse, servizi e investimenti e aree in cui si acuiscono l’invecchiamento, la povertà e la desertificazione: “Senza assicurare certezze nel campo dei servizi essenziali quali scuole, trasporti, sanità, e senza garantire uno sviluppo che si traduca in occupazione – scrive Borghi- vengono meno i fondamentali diritti di cittadinanza, con il risultato che qualunque iniziativa è votata al fallimento”.

In questo percorso poco si è insistito sul ruolo dei territori, e soprattutto delle comunità, che nel dibattito pubblico sono state relegate in una posizione marginale. Questo libro è una riflessione su cosa sia la politica territoriale, dopo la fine dell’interventismo statale e la crisi del regionalismo, e su cosa possano rappresentare i territori nella sfida della modernizzazione italiana. “La questione territoriale  deve diventare questione nazionale, ed è per questo che le “piccole Italie” possono contribuire in maniera decisiva a salvare la grande Italia”.

Il Presidente nazionale di Uncem Enrico Borghi

Il Presidente nazionale di Uncem Enrico Borghi