L’Uncem protesta con l’AD delle Poste Del Fante: “Basta con le politiche urbanocentriche. Si torni a investire in montagna” Riba: "L'e-commerce è vitale per i piccoli comuni montani. Chiudere gli uffici a giorni alterni non ha senso"

Novalesa: la Via Maestra con l'Ufficio PostaleNovalesa: la Via Maestra con l'Ufficio Postale

TORINO – Immaginare un nuovo modo di concepire il servizio postale in montagna si può.  Anche in Svizzera molti uffici tradizinali hanno chiuso , ma sono stati sostituiti dalle cosiddette agenzie postali, ad esempio piccoli negozi che offrono anche alcune prestazioni postali. Il mondo cambia, ma la diffusione degli acquisti online e l’e-commerce stanno rivoluzionando la vita quotidiana anche nei nostri paesi alpini. Un esempio in Valsusa? Novalesa, dove l’ufficio postale se non ha chiuso – per stessa ammissione dei suoi dipendenti – lo deve ad una azienda a dimensione familiare che vende per corrispondenza piccoli prodotti di artigianato.

E così la pensa l’Uncem Piemonte che ha scritto in questi giorni all’amministratore delegato Matteo Del Fante di Poste Italiane, di recente nomina, in sostituituzione di Francesco Caio al quale l’associazione dei Comuni Montani, dando voce a centinaia di Enti locali, negli ultimi anni non ha mai fatto mancare suggerimenti, proposte e anche forti critiche per i tagli alle aperture degli uffici e per aver portato la distribuzione della corrispondenza a giorni alterni in migliaia di Comuni italiani:.  “Venga in Piemonte, a vedere la vivacità di un piccolo Comune montano, a sentire le richieste delle comunità e anche l’attaccamento di tanti clienti a Poste, azienda alla quale migliaia di persone hanno affidato pro-tempore i loro risparmi. E così Del Fante potrà finalmente scegliere di potenziare i servizi di Poste nelle aree interne, dopo troppo anni di non ascolto delle istanze dei territori”

Le richieste di Uncem alle Poste

Poste Italiane torni a investire nelle aree montane, nei piccoli Comuni, ampliando i servizi degli uffici, con aperture sei giorni la settimana, con nuovi Postamat e con un servizio di distribuzione più efficace.” A Del Fante, Uncem ha proposto un nuovo rapporto di collaborazione con l’associazione degli Enti locali, nonché di proseguire il lavoro avviato con i Ministeri degli Affari regionali e degli Interni per nuovi e innovativi servizi nelle “aree a domanda debole” che Poste in passato ha più volte messo in un angolo del suo piano industriale.

“Abbiamo più volte ribadito a Poste – afferma Lido Riba, Presidente Uncem Piemonte – che l’azienda è andata contro la risoluzione europea ove si afferma che il servizio universale deve continuare a essere fornito nella misura massima, cioè deve almeno comprendere consegna e ritiro per cinque giorni a settimana per ogni cittadino europeo. Ora lo abbiamo scritto anche a Del Fante. Caio due anni fa, su spinta e grazie alla forte mobilitazione di Anci e Uncem, ha bloccato il piano di chiusure degli uffici dei piccoli Comuni, ma ha portato troppi uffici all’apertura a giorni alterni. Non possiamo accettarlo. Ribadiamo una serie di efficaci proposte, poco costose per l’azienda e di grande impatto su territori, comunità, enti locali. L’azienda deve creare una serie sportelli multiservizio nei Comuni montani che già più volte abbiamo suggerito, con operatori polivalenti, nuovi servizi per gli Enti locali a partire dalla tesoreria comunale, opportunità legate all’Agenda digitale che nelle Terre Alte ha una conformazione particolare, alla quale Poste deve contribuire per la piena attuazione”.

Uncem, nella sua lettera, evidenzia i grandi problemi riscontrati da tanti Sindaci, Amministratori locali e cittadini, proprio nella ricezione di giornali e corrispondenza: sono centinaia nei Comuni montani del Piemonte i casi di bollette consegnate scadute, di quotidiani accumulati per più giorni la settimana ed è inaccettabile la motivazione data dall’azienda rispetto ai pochi abbonati. Le raccomandate portate a casa e poi riportate negli uffici. ” E’ palese e non più accettabile la disparità di trattamento dei cittadini – evidenzia la Vicepresidente Uncem, Paola Vercellotti -, quelli che vivono nelle aree interne e quelli che vivono in Città. La distribuzione a giorni alterni nei piccoli Comuni e una presa in giro”.

“Del Fante a maggio ha annunciato una strategia che torna a puntare sulla distribuzione – aggiunge l’altro Vicepresidente di Uncem, Marco Bussone – questo anche guardando ai dati in aumento di acquisti on line, dunque da consegnare a casa. Poste individua in questo asset una forte crescita di numeri e fatturato. Facciamo rilevare e ricordiamo a Del Fante che nei piccoli Comuni l’e-commerce rappresenta una grande opportunità. Sia per gli acquisti, sia per le vendite da parte di imprese del territorio, per esempio agricole e artigiane. Lo avevano certificato anche i dati di Amazon, nel dicembre 2015, con i piccoli Comuni in cima alle vendite rispetto agli abitanti. Dunque Poste fa bene a ritornare a investire nella consegna di pacchi e corrispondenza. A patto che questo scenario non dimentichi proprio le aree montane, le zone interne del Paese, Alpi e Appennino”. Uncem si propone a Poste come fulcro per concertare una nuova presenza dell’azienda sui territori, dopo anni di smobilitazione.

“Chiediamo a Poste – concludono Vercellotti e Bussone – di installare a breve cento Postamat nei piccoli Comuni piemontesi. Le banche che hanno chiuso uffici, hanno lasciato ottimi spazi di mercato. Alla presenza di tanti titolari di libretto postale, si possono unire giovani che aprono nuovi conti con Poste. Ma hanno bisogno di uno sportello automatico. Gli uffici possono dotarsi di internet point e sistemi per la promozione del territorio, anche di spazi per il co-working. Poste ha già ricevuto offerte di collaborazione da Comuni e Pro Loco per la consegna e la domiciliazione della corrispondenza. Del Fante non perda queste occasioni”. 

Certo servirebbe una maggior coesione delle comunità alpine di montagna. Gli esempi positivi di multiservizi, dalla consegna farmaci, alla spesa a domicilio non mancano, non mancano. La montagna produce circa il 17 per cento del PIL.  Tutti soldi e risorse che, ad oggi, se ne vanno altrove e solo in piccola parte tornano sul territorio di partenza.  Lo Stato, in questo senso, fa un po’ il furbo. La usa la montagna. Ma un conto è viverci e un conto è usarlo, questo ambiente. Ma le responsabilità stanno a livello centrale. Troppo spesso chi decide della montagna e lo fa a tavolino con diverso mestiere e linguaggio rispetto a chi vive tutti i giorni nelle terre alte. Ma provate a chiedere ad esempio di introdurre un ticket ambientale in chiave anti “merenderos” per avere un turismo di qualità, consapevole, e non unni portatori solo di spazzatura – le strisce blu a Torino si pagano anche ad agosto e lontano kilometri dal centro – e si scateneranno le erinni metropolitane…