Uno spettacolo e una piazza per don Puglisi Il 12 marzo a Tetti Francesi per dire "no" alle mafie

uno spettacolo e una piazza

RIVALTA – Sabato 12 marzo a raccontare di don Pino Puglisi, il parroco assassinato dalla mafia a Palermo, saranno Sabrina, Gioele e Mattia, Sofia, Giovanni e Marco, Matilde, Elisa e Marta, e anche Eugenia, Andrea, Raffaele e Nicolò.

In una miscellanea di parole, musica, gesti, simboli e poesia, i tredici giovani e giovanissimi parleranno del prete “rompiscatole” capace di scardinare luoghi comuni e parole vuote, e di sorridere anche di fronte al suo assassino con il coraggio di chi insegna a vivere a coloro che  restano.

Liberamente tratto dal romanzo di Alessandro D’Avenia “Ciò che inferno non è”, lo spettacolo riprenderà l’atmosfera e la delicatezza del testo ma si svilupperà dal punto di vista dei bambini, come se fossero i loro occhi a cogliere la realtà e a raccontarla, con dialoghi per la maggior parte inventati e spizzicando solo un pochino nel libro e nel film interpretato da Luca Zingaretti.

“Lo spettacolo “Il rompiscatole – il paradiso siamo noi!”nacque da un copione realizzato per la conclusione di Estate Ragazzi dello scorso anno  e fu poi ripresentato a Natale al teatro di Orbassano – racconta Raffaele Folino che, con l’indispensabile collaborazione di Agnese Orlandini, dello spettacolo è sceneggiatore, regista e attore – A gennaio lo rappresentammo davanti all’arcivescovo Cesare Nosiglia e il prossimo sabato concluderà la giornata che, organizzata in collaborazione con l’associazione Libera, comprenderà  l’intitolazione della piazza a don Puglisi, la cena per la legalità il cui ricavato andrà a sostenere le attività del parroco in Sicilia e la Messa”.

Così, alle 21 andranno in scena fantasia e rispetto dell’atmosfera, inventiva e delicatezza di sentimenti, con i costumi dei bambini scelti liberamente da loro e quelli degli adulti creati appositamente o “recuperati” saccheggiando armadi e rubando il colletto a don Paolo, mentre la scenografia sarà frutto dell’attività frenetica di animatori un po’ “matti”, capaci di realizzare un’idea in una notte con arredi portati da casa e ceduti molto volentieri.

Il tutto per uno spettacolo “circolare”, il cui inizio – l’immagine del sacerdote morente – è anche la fine, per riprendere il messaggio di don Puglisi, un uomo semplice ma capace di condurre un’epica lotta nell’unico modo possibile: giorno per giorno, sostituendo al buio la luce, un pezzettino per volta, per arrivare finalmente a un domani che sa di cambiamento e a riconoscere in mezzo alla polvere ciò che inferno non è.