Il Vice Ministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova ad Avigliana a confronto con la Valsusa sulle politiche per il lavoro, giovani e imprese 4.0 Fare impresa in modo innovativo e collegarsi alla formazione scolastica è possibile? Il tema affrontato in un convegno d'area PD organizzato da Antonio Ferrentino con l'Assessore Gianna Pentenero, Silvia Fregolent e l'AD di Synergie Beppe Garesio

Antonio Ferrentino e il ViceMinistro allo Sviluppo Economico Teresa BellanovaAntonio Ferrentino e il ViceMinistro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova

AVIGLIANA – Fare impresa in Valle di Susa: dall’alternanza scuola – lavoro all’industria 4.0“. Un tema complesso da affrontare un po’ ovunque e in Valsusa ancora di più, visto che ancora la bassa valle, non ha ritrovato un nuovo assetto di economia produttiva, dopo la grande crisi dell’automotive, “nonostante vi siano ancora molte aziende anche di eccellenza che ancora garantiscono un sistema economico territoriale importante” – come ha ricordato lo stesso Sindaco di Avigliana Andrea Archinà nel portare i saluti della sua amministrazione ai partecipanti il convegno di area PD organizzato da Antonio Ferrentino, ma che ha visto presenti all’Hotel Ninfa molti amministratori locali  – di diversa appartenenza politica e soprattutto imprese e loro rappresentanti di categoria.

Protagonista dell’incontro la Vice Ministro allo Sviluppo Economico Teresa Bellanova che torna così in Valle circa un anno mezzo dopo un altro appuntamento svoltosi a Sant’Antonino di Susa.

Gli interventi di Ferrentino e Silvia Fregolent

Nell’aprire i lavori Antonio Ferrentino, ha ricordato come ormai il mondo della scuola e del lavoro abbiano svoltato. “Il tempo in cui il percorso di formazione e di vita lavorativa di una persona si poteva tracciare su una unica linea fino alla pensione  è finito. Occorre essere elastici e pensare che il lavoro cambia più velocemente delle persone. Spariscono lavori e ne nascono altri. Piaccia o no è così e questi processi o si subiscono o si comprendono e si governano con politiche integrate e dinamiche nuove. Avere paura del cambiamento porta a peggiorare le crisi locali. E’ triste pensare che certi studenti scendano in piazza contro l’alternanza scuola-lavoro. Si deve cominciare a lavorare mentre si studia, ma anche comprendere che si dovrà continuare a studiare, a fare formazione e  autoformazione nel corso di tutta la vita lavorativa che difficilmente vedrà un unico tipo di lavoro”.

Che mondo della scuola e mondo dell’impresa debbano incontrarsi ormai lo hanno capito tutti, tranne i vetero nostalgici di una sinistra immobilista che guarda al passato o al proprio ombelico ideologico. Vale per il Paese e vale anche per una Valle che ancora manca di un progetto per attirare investimenti e imprese, nonostante abbia una serie di atout, in particolare logistici, estremamente vantaggiosi, senza dimenticare che il recupero del settore primario – dell’agroalimentare – oggi ormai è da considerarsi una inversione di tendenza, un trend, non più reversibile, che localmente ha molti spazi di crescita. E poi c’è il settore turistico: un segmento neve forte e uno estivo ancora tutto da sviluppare adeguatamente.

Lo ha spiegato bene anche Silvia Fregolent, vice capogruppo PD ala Camera: “LA crisi è stat profonda, ma ha colpiti quei Paesi e quei distretti che non hanno investito prima in innovazione e ricerca. Il programma nazionale Industria 4.0 è nato proprio per colmare questo gap. L’Italia ha una realtà di PMI, le piccole medie imprese sono l’ossatura del Paese, e mi piace di più chiamare il programma Impresa 4.0. Integrazione fra nuovi modelli scolastici e un nuovo piano industriale danno numeri positivi e i risultati si vedono con la ripresa del segno “Più” nei dati strutturali. Il programma ha funzionato e almeno un terzo delle imprese italiane, che sono proprio quelle che esportano, che assummono più giovani e donne, che mettono il savoir fair del made in Italy, che ci fanno stare al passo hanno saputo utilizzare le risorse messe a disposizione. L’industria italiana ch eva verso l’innovazione è destinata a chiudere. La paura deve essere superata con la capacità di cambiare e cambiare in continuazione. Le grandi multinazionali ricerca e formazione se la fanno e pagano da sole, noi dombbiamo stare al fianco delle PMI italiane che vogliano guardare al futuro”.

Il ruolo delle agenzie per il lavoro: Giuseppe Garesio – amministratore delegato di Synergie

Va ricordato che l’intermediazione privata del lavoro in Italia è arrivata solo nel 1996, col decreto Treu, una cosa difficile da spiegare a chi è di cultura anglosassone, dove il ruolo delle agenzie di collocamento che mettono in comunicazione domanda e offerta del lavoro sono un elemento chiave del mercato del lavoro stesso. E da quelle che erano semplicemente le agenzie interinali sono diventate un elemento importante dell’occupazione in una economia vivace soprattutto tra giovani che cercano la prima occupazione e imprese del territorio.

“I fenomeni della modernizzazione vanno affrontati e pilotati aiutando le imprese, creando un ambiente non ostile, salvare i  lavoro e non il posto di lavoro non salvabile, ma creare nuove possibilità di impiego – ha detto Giuseppe Garesio Amministratore delegato del Gruppo Synergie –  Sentire certi politici che invece parlano come fossimo negli anni ’70 vuol dire incoscientemente pensare di portare a schiantarsi contro vento, contro un processo che invece va governato.   Nuovi strumenti per fortuna ci sono, anche se migliorabili, cito “job act” e “buona scuola”.

Ma non bisogna fermarci. Bisogna occuparci di politiche attive invertendo la tendenza del passato. Un cassa integrato  inattivo per anni è diseducativo. Cambiare lavoro non è un disastro, bisogna affrontare le sfide, ma sapendo che un soggetto pubblica che non lascia indietro nessuno c’è. Fare riforme ulteriori sarebbe importante. Il nostro ruolo è radicarci sul territorio e lavorare sempre più strettamente confrontandoci quotidianamente con gli amministratori, le imprese, le stesse scuole per agevolare in ogni modo l’incontro fra domanda e offerta.  Lo stiamo facendo anche in Valsusa con i nostri sportelli e con risultati decisamente soddisfacenti e saremo sempre più attenti anche ai piccoli Comuni.”

Il ruolo della Regione: Gianna Pentenero, Assessore regionale a scuola, formazione professionale e lavoro

La Pentenero ha ricordato come negli anni sia mutato l’approccio all’utilizzo delle risorse del FSE, il Fondo Sociale Europeo, non tanto fine a se stessi, e gli esempi più assurdi per fortuna stanno a<l Sud, con i i corsi più impensabili, e non tanto al Nord, ma mirato ad essere al passo coi tempi. “Il Piemonte – ha detto la Pentenero – ha una tradizione di formazione professionale e di legami con l’occupazione della grande industria che nasce nel mondo cattolico, quello dei Santi sociali già a fine ‘800. Un modello storico che tante altre Regioni non hanno. E , ricordo, è un settore che per la Regione vale 150 milioni di investimenti all’anno.

Ma un dato che ci preoccupa è la diminuzione della popolazione scolastica. In continua riduzione, facciamo fatica ad aver ei giovani che si inseriscano nel mercato del lavoro. L’alternanza scuola-lavoro è invece – proteste a parte piuttosto abituali di quel segmento sociale – è un processo importante e significativo. Dobbiamo continuare la sperimentazione anche dell’apprendistato. Ben 110 scuole piemontesi hanno già aderito. E’ come fosse una materi ain più del programma scolastico. Dobbiamo lavorare per competenze. Fornire ai ragazzi le capacità, l’esperienza, le conoscenze, per leggere il mercato del lavoro. L’apprendistato è un contrato di lavoro, non è uno stage, non è un tirocinio. E dobbiamo coinvolgere al livello territoriale scuole, imprese, anche le piccole imprese. E questo ancora di più vale per le alte professionalità con l’altro apprendistato.

Per i non giovani dobbiamo superare  come  ha detto Garesio prima – il modello dell acassa integrazione per dare nuove competenze. E diciamo anche chiaramente, evitare il fenoimeno del lavoro nero legato a chi è in cassa da anni.”   

Tutti gli interventi dal pubblico sono stati incentrati sul superamento della burocrazia, che rema contro le imprese e rallenta il sistema economico. Ma l’esempio più efficace è stato fatto da Ottavio Romanato, dei Panifici Riuniti Valsusa: “Il mio lavoro si fa di notte, lo faccio da oltre sessant’anni, da quando avevo tredici anni: ma come è possibile oggi far entrare in questo mondo un giovane per insegnargli questo mestiere? Io sono stato denunciato per sfruttamento del lavoro minorile per aver portato in azienda tre diciasettenni per un ciclo di formazione e apprendistato… La burocrazia si muove senza nemmeno conoscere il lavoro che regolamenta… Per far entrare in panificio un giovane alle due di notte per capire come funziona il lavoro cosa si può fare?” 

Applausi a scena aperta, perché la burocrazia è quello che ogni imprenditore riconosce come il rimorchio frenato di questo sistema Paese.

Teresa Bellanova ViceMinistro allo Sviluppo Economico

Teresa Bellanova ViceMinistro allo Sviluppo Economico

La sintesi del Vice Ministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova

La Bellanova nel suo sanguigno intervento non le ha mandate a dire: “La strada delle riforme di questi anni non è finita, e chiunque governerà nei prossimi anni spero non torni indietro, ma finisca il lavoro che è stato intrapreso. Nella prossima Legge di stabilità ci saranno nuovi strumenti, ma è chiaro che queste riforme erano disegnate per uno scenario istituzionale diverso. Il voto del 4 dicembre ha mutato il quadro in cui esse si erano inserite, diminuendone l’efficacia”. 

La Vice Ministro ovviamente si riferisce alla riforma costituzionale bocciata col referendum, in particolare allo snellimento proprio della vituperata burocrazia e al tentativo di non avere sovrapposizioni di competenze e un unico punto di riferimento per chi vuole investire in questo Paese ai diversi livelli.

“Gli investitori stranieri ci sono, ne incontro quasi tutti i giorni, ma sono spaventati dalle incertezze e dai tempi lunghi o lunghissimi, comunque quasi mai certi, per realizzare i loro progetti. Però Industria 4.0 significa scommettere sul Paese che ha fatto del fare, e del fare bene, la sua forza mettendo una dose massiccia di innovazione. Dobbiamo educare alla cultura dell’innovazione non bisogna temere di innovare. Dobbiamo stimolare le imprese a rivendicare strumenti utili all’innovazione non finanziamenti a pioggia”.

“Il nostro obiettivo è promuovere e facilitare il trasferimento tecnologico, l’innovazione e la creazione di competenze traendo il massimo vantaggio dalle risorsea disposizione del Piano Nazionale Industria 4.0. E sviluppare e valorizzare capitale umano è uno dei principali fattori di crescita e di sviluppo del Paese” – ha proseguito la Viceministro – perché il lavoro, e in particolar modo quello legato all’industria, pur riducendosi nella quantità assoluta rimane un pilastro fondamentale della nostra economia e più in generale delle economie moderne che guardano in modo competitivo al futuro.

Questo significa, e  assume particolare valore simbolico affermarlo in un luogo di eccellenza come  qui in Piemonte dove avete il Politecnico che è fra i centri di eccellenza del Paese: gli investimenti formativi in attività a maggior valore aggiunto rappresentano una priorità imprescindibile perché l’Italiatrovi la giusta collocazione nella nuova dimensione economica globale.

In questo momento c’è un importante confronto al nostro interno sulle misure di incentivazione. Io ritengo che possano dare una concreta mano allo sviluppo delle imprese ma che debbano essere rivolte prioritariamente al sostegno delle idee e della conoscenza, che rappresentano la linfa vitale della nostra crescita economica, sociale e culturale per i prossimi anni.

Tutti gli indicatori lo confermano: il lavoro e l’impegno dal 2014 ad oggi sono quelli giusti. Lavoro e occupazione sono stati obiettivo prioritario dei l Governo: raccogliamo i frutti di un’azione di sistema a vastissimo raggio. Che significa: riforme del lavoro, innanzitutto ma non solo, perché promuovere occupazione, contrastare disoccupazione e inattività, sostenere e incentivare l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro, significa dover immaginare e mettere in campo una serie di strumenti per poter raccogliere i risultati sperati e tradurli in un dato tendenziale e strutturale. Non partivamo dal segno zero, ma da meno uno. Ora siamo a più.

Dobbiamo continuare il lavoro avviato in questi anni, senza interruzioni. Lo dico anche alle altre parti politiche di buonsenso. Da questo punto di vista Industria 4.0 rappresenta una straordinaria occasione di riposizionamento del nostro tessuto imprenditoriale e così tutte le misure e azioni già in cantiere per sostenere l’occupazione, e che rientreranno nella prossima Legge di stabilità. L’innovazione non deve farci paura, ma spingerci a immaginare un riposizionamento del sistema-Paese che si traduca anche in occupazione giovanile di qualitàInclusione, crescita, innovazione: sono queste le nostre parole d’ordine”, ha concluso il Vice Ministro.

L’appuntamento è per  gennaio in un ulteriore convegno, annunciato da Ferrentino – dove, cosa che si è evitata questa volta  – si dovrà affrontare il tema del convitato di pietra: ovvero le opportunità di trasformazione del territorio e di investimenti date dalla Nuova Linea dell’Asse Ferroviario Torino -Lione. Opportunità occupazionale coi cantieri – o meglio col cantiere – e i lotti cui parteciperanno alla gare i cartelli in ATI di imprese piemontesi e della Provincia, ma soprattutto strutturali, per un riassetto urbanistico e recupero produttivo del territorio, fra industria e turismo.

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