Il vice sindaco di Almese interroga l’Acsel sul canile: “I cittadini devono sapere come sono stati gestiti i soldi ricevuti per la costruzione del canile”

Il canile di Sant'AntoninoIl canile di Sant'Antonino

ALMESE – Dopo l’articolo pubblicato la settimana scorsa sull’amministrazione almesina, unica della valle, a non aver aderito all’adozione dei cani nella nuova struttura consortile è stato dato agli organi di stampa un comunicato a doppia firma che conferma quanto scritto su L’Agenda News e puntualizza alcune scelte della giunta Bertolo.

Scrivono Ombretta Bertolo e Claudio Piacenza: “Il Comune di Almese ha scelto di non aderire ad una richiesta di Acsel SpA, riguardante un progetto di accoglienza di cani “terremotati”. Con una lettera firmata dall’Amministratore delegato Borbon, inviata il 16 di maggio a tutti i comuni valsusini, si chiede infatti di partecipare ad un progetto di adozione al costo di “3 euro al giorno”, con una modalità di richiesta di adesione che l’Amminitrazione di Almese ritiene poco coerente con le regole che dovrebbero essere seguite per la definizione di requisiti contrattuali che coinvolgono denaro pubblico: sette giorni di tempo per dare risposta formale, in mancanza della quale viene data per assodato l’assenso“.

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Aggiungono poi: “L’Amministrazione comunale, pur riconoscendo il valore dell’iniziativa di adozione di cani in difficoltà nel nuovo canile Consortile di Sant’Antonino, di cui però non si conoscono le specifiche, ribadisce che quello che si contesta sono la modalità. Si chiede ai comuni soci di Acsel di impegnare del denaro pubblico, senza fornire i dettagli, gli obiettivi, le tempistiche del progetto, con una lettera sintetica e con un meccanismo di silenzio assenso che ha permesso così di ottenere il consenso di tutti i comuni, anche di quelli che erano contrari o desideravano approfondire la questione, ma che non hanno avuto modo di rispondere per tempo“.

Non si tratta di non stare dalla parte degli animali in difficoltà, anzi” – dichiara il sindaco  – Almese versa ogni anno, come tutti i comuni valsusini, una quota per il mantenimento del canile consortile che si attesta, per il nostro Ente, intorno ai 9000 euro. La risposta negativa, motivata dal fatto che i soldi richiesti non sono stati messi a bilancio e in ogni caso le pianificazioni degli interventi devono essere fatte in fase di pianificazione e non su richiesta a consuntivo, arriva perché si ritiene che i fondi per gestire un’eventuale adozione di cani in difficoltà debbano venir presi da quelli che ogni anno i comuni già versano e non chiesti in modo poco chiaro, decisamente frettoloso e poco trasparente. Si sta parlando di una cifra di 3 euro per ogni cane, corrispondente a oltre 1000 euro l’anno per ogni cane. Siamo dalla parte degli animali, ma vorremmo ricordare che esistono molte priorità cui i Comuni devono cercare di far fronte con i conti che sono sempre più precari. Penso ad esempio alle famiglie in difficoltà per situazioni di disagio o per la perdita del lavoro, ai nostri connazionali che hanno perso la casa nel terremoto e che per avere degli aiuti concreti bisogna ricorrere alle cene di beneficenza, vista la mancanza di fondi erogati a livello nazionale. Sarà mia cura, anche in veste di Vice Presidente dell’Unione Montana Alta Valle Susa, approfondire nei dettagli cosa si sta pagando con il contributo al canile Acsel da anni e appurare sia la provenienza di cani da aree terremotate, sia quale sia il loro futuro (se adottabili o no). Un passaggio che ritengo necessario per comprendere se il contributo aggiuntivo per il loro mantenimento richiesto ai Comuni della Valle di Susa è destinato ad essere a tempo indeterminato, così da informare in modo preciso i cittadini“.

Il vicesindaco Piacenza sui servizi Acsel

Bisogna essere trasparenti – continua il Vice Sindaco Piacenza – “anche per un’iniziativa che a prima vista potrebbe essere lodevole. Abbiamo una nuova struttura per il canile della Valle di Susa, realizzato attraverso una generosa donazione, ci sono soldi – e non pochi – che tutti i comuni versano ogni anno per la gestione del canile. Vorremmo solo una informazione chiara: i cittadini devono sapere come sono stati gestiti i soldi ricevuti per la costruzione del canile e come viene utilizzato il denaro pubblico erogato da ciascun comune. Gli sprechi e le inefficienze sono frutto dell’opacità e della scarsa comunicazione e su questo noi amministratori abbiamo il dovere di essere vigili sempre, sulle piccole e le grandi cose. I comuni soci rappresentano la sovranità in termini decisionali, di fronte ad un’iniziativa che richiede il coinvolgimento di risorse finanziarie aggiuntive rispetto a quanto definito nei PEF – piani economico finanziari in cui sono stabiliti i preventivi di spesa per i servizi di ACSEL – necessita richiederne l’approvazione specificando chiaramente tutte le componenti dell’iniziativa stessa. Non si comprende se questi cani seguiranno un iter per l’adozione, nella speranza che non siano destinati a vivere il resto dei loro giorni in canile. E’ fuori luogo che arrivino ai media locali informazioni frammentate e soprattutto non corrispondenti al vero con l’inevitabile conseguenza di creare un danno di immagine alla nostra amministrazione che ha il preciso dovere di monitorare l’utilizzo del denaro dei cittadini”.