Visita al rifugio antiaereo di Sant’Antonino

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S.ANTONINO – Da fuori sono due cupole in cemento armato che ricordano i trulli pugliesi. Sono li, dietro la ferrovia tra l’asilo e la zona industriale. “Durante la guerra c’erano tre spazi per il rifugio della popolazione in caso di bombardamento: un vano nel seminterrato della scuola elementare Dorina Abegg, sei vani nel seminterrato del Cotonificio e poi questo rifugio in calcestruzzo” dice il professor Piero Del Vecchio, direttore dei corsi dell’Unitre. ecco dove i santantoninesi si riparavano dai bombardamenti aerei durante gli anni della seconda guerra mondiale. Nel seminterrato delle scuole potevano trovare riparo 60 persone, in quello del cotonificio 400 e 100 persone nel rifugio di via IV novembre. A dare l’allarme ai santantoninesi era la sirena del Cotonificio che riceva l’ordine dal funzionario comunale a sua volta avvisato via Radio Eiart, sempre accesa nel dopolavoro comunale di via Torino, o con il telefono pubblico. In un primo momento l’allerta veniva dato dalle campane della chiesa. Spiega Del Vecchio: “Va anche detto che Sant’Antonino durante la guerra non subì bombardamenti alle abitazioni o a punti strategici come industrie, acquedotto, ferrovia. Le incursioni aeree furono soltanto quattro: il 17 agosto ’43, il 27 luglio ’44, il 1° e il 27 agosto ’44. Le bombe furono sganciate sulla linea ferroviaria e, il 1° agosto ’44, venne colpito il ponte ferroviario che attraversa la Dora al limite ovest del paese. In quell’incursione trovarono la morte Francesca Brambilla e Luigi Bomba  mentre nell’incursione del 27 agosto ’44 morì Paolo Spartà, di Catania, del quale non sono state trovate notizie. Una quarta vittima dei bombardamenti alleati fu Agostino Castelli ucciso a Torino mentre trasportata il grano destinato alla popolazione”. Sabato 15 ottobre la struttura ritrovata e restituita alla popolazione ha ripreso vita. L’idea è quella di farne un luogo della memoria.