Walter Tessa, il reduce della Russia. LE FOTO INEDITE A 73 anni dalla ritirata la testimonianza di un protagonista

tessa russia

Nei primi giorni di gennaio del 1943, 73 anni fa, cominciava una grande offensiva dell’esercito Russo contro le nostre truppe che sarebbe passata alla storia come la Ritirata dalla Russia. Le forze sovietiche con i carri armati stritolarono il Corpo d’Armata Alpino e le Divisioni di Fanteria che avevo semplici moschetti e qualche cannone della Prima Guerra Mondiale. Ebbe inizio una drammatica ritirata nell’inverno russo in condizioni difficilissime; al freddo si univano i continui combattimenti, la fame e la mancanza assoluta di mezzi di trasporto. Le unità italiane con reparti sbandati ungheresi e ad alcuni reparti tedeschi, si aprirono la strada verso ovest con continui combattimenti che costarono la vita alla maggior parte dei militari. Nella steppa rimasero più di 200 mila ragazzi che non rividero più casa. Tra i sopravvissuti a questa immane tragedia c’è Walter Tessa, che oggi vive a Condove, e porta nella memoria e nel cuore quelle giornate.

Pensa mai a quei giorni? 

Sempre. Ci mandarono uomini e mezzi; veramente più i primi che i secondi. Io patente di guida alla mano fu inquadrato come autista e mandato in Russia a scorrazzare truppe e ufficiali alla ricerca del nemico bolsescevico. Viaggiammo molto fino ad arrivare in Russia, tutto sembrava andare per il meglio, la propaganda i giornali che distribuivano alla truppa davano sempre notizie positive. Noi nelle retrovie non comprendemmo a pieno il dramma che si scatenò quel gennaio.

Era difficile farsi capire dai russi?

In un quaderno scolastico, fregiato di fasci littori e corone, ho annotato tutte le tappe del lungo viaggio d’andata e un vocabolario di Russo per lo stretto necessario. Arma-aruziie, Avere-imiet, Buongiorno-dobre diegn, fino al fondamentale Grazie-spasiba.

C’era qualche svago nelle retrovie?

Conservo ancora una foto ingiallita che ritrae una bella ragazza russa.

E in linea?

Fu spaventoso veder morire di freddo e fame, a combattere contro chi non mi aveva fatto nulla, vedere morire tanti compagni senza nessuna assistenza, che invocavano prima di morire il nome della mamma!

La vita di Tessa scorse tra gioie e dolori famigliari che non gli hanno intaccato il buon umore e il garbo che lo contraddistingue. Oggi è in casa perchè la vista lo ha tradito fino a ieri con grande fierezza pronunciava le parole d’apertura della manifestazione del IV novembre, la più importate festa militare italiana, come socio dell’Associazione Combattenti e Reduci di cui fu per anni presidente. A Tessa non resta che augurare “udachi”, buona fortuna in russo.