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L’inquietante verità: la Corrente del Golfo potrebbe non esserci più entro 100 anni!

Corrente del Golfo

Corrente del Golfo

E’ una bomba ad orologeria climatica che ticchetta inesorabile nel cuore stesso del nostro pianeta, un colosso che muove le acque e regola il clima di intere regioni del globo, e ora sembra in procinto di cedere: la Corrente del Golfo, questo gigantesco nastro trasportatore oceanico, potrebbe collassare entro la fine del secolo. Immaginate un mondo dove le estati europee perdono il loro tepore, dove gli inverni si inaspriscono fino alle ossa, dove gli ecosistemi marini e terrestri subiscono sconvolgimenti dal nord al sud del globo. Questo non è il copione di un film catastrofico, ma il quadro preoccupante che emerge dalle ultime ricerche scientifiche di punta.

Il potenziale collasso della Corrente del Golfo, ufficialmente conosciuta come la Circolazione Meridionale di Ritorno Atlantica (AMOC), è un campanello d’allarme che non possiamo più ignorare. Questo sistema circolatorio degli oceani, che trasporta acque calde dalle regioni equatoriali verso il nord, assicurando un clima temperato all’Europa occidentale, mostra segni inequivocabili di indebolimento. Il motore che guida l’AMOC è la differenza di temperaturasalinità, un principio termodinamico che potrebbe vacillare sotto la pressione combinata del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci polari.

Il processo è subdolo, ma i segnali sono chiari: le acque dolci provenienti dai ghiacci in scioglimento, mescolandosi con le acque salate dell’oceano, stanno riducendo la salinità e quindi la densità delle acque di superficie. Questa perdita di densità impedisce alle acque di inabissarsi nelle profondità oceaniche, un passaggio cruciale per il mantenimento dell’AMOC. Se le acque non affondano, il ciclo si interrompe, e con esso la distribuzione di calore che ha garantito per millenni un equilibrio climatico.

L’implicazione di un tale crollo è tutt’altro che locale; i cambiamenti climatici non conoscono frontiere. Un AMOC indebolito porterebbe a drastici cambiamenti meteorologici, influenzando non solo il clima europeo, ma anche i monsoni africani, le tempeste tropicali, e persino i livelli di pioggia nelle foreste amazzoniche. Le conseguenze sull’agricoltura, sulla biodiversità e sulla vita quotidiana delle popolazioni sono difficili da quantificare, ma certamente di vasta portata.

La probabilità di un tale collasso, che fino a poco tempo fa veniva considerata una mera possibilità teorica, si è fatta concreta. I modelli climatici più avanzati suggeriscono che l’AMOC potrebbe raggiungere un punto critico di non ritorno ben prima della conclusione del secolo, forse entro poche decine di anni. Gli studiosi lanciano l’allarme, eppure la reazione politica e sociale sembra insufficiente di fronte a tale sfida.

La domanda sorge spontanea: stiamo facendo abbastanza per scongiurare questa catastrofe? Le misure adottate a livello internazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra, benché preziose, potrebbero non essere sufficienti se non accelerate e intensificate. Il destino della Corrente del Golfo può ancora essere scritto, ma il tempo a nostra disposizione si sta riducendo drammaticamente.

Un futuro con un AMOC collassato non è uno scenario in cui vorremmo trovarci. La comunità internazionale deve dare piena priorità a ricerche e interventi mirati alla salvaguardia di questo prezioso sistema climatico.

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